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Ipazia. Donna colta e bellissima fatta a pezzi dal clero

Toland John

Listino
€ 9,90
Editore
Clinamen
Collana
La biblioteca d’Astolfo
Data uscita
20/01/2010
Lingua
Italiano
EAN
9788884101518
 
 
 

La splendida Ipazia, filosofa e matematica del IV secolo, fu selvaggiamente uccisa e fatta a pezzi, bruciata e ridotta in cenere. Mandante dello scempio fu “un assassino dalle mani pulite”, Cirillo, vescovo di Alessandria, poi nominato Santo dalla Chiesa Cattolica ed ancor oggi festeggiato ogni 27 Giugno.
In questo pamphlet del 1720, per la prima volta in traduzione italiana, il celebre filosofo illuminista John Toland ricostruisce le vicende che portarono all’uccisione di Ipazia e alla lacerazione del suo corpo, denunciando non solo il profilo criminale della Chiesa, ma anche la situazione di assoluta emarginazione che le donne vivevano in quel tempo … e certo anche oltre quel tempo … Nel lungo titolo del pamphlet, tutto questo viene significativamente rappresentato: «Ipazia. Storia di una donna bellissima, virtuosa, colta, e poliedrica; fatta a pezzi dal Clero di Alessandria per appagare l’orgoglio, l’invidia e la crudeltà del suo Arcivescovo, comunemente conosciuto, ma immeritatamente reso santo, Cirillo».

Johannes Junius

Johannes Junius era il borgomastro di Bamberg fu accusato di stregoneria e rinchiuso nella prigione delle streghe dove venne brutalmente torturato. Con le mani stritolate dai serrapollici riuscì lo stesso a scrivere una lettera alla figlia in cui la esortò a scappare e mettersi in salvo.

La sua lettera è uno dei rari documenti che ci sono pervenuti e che attestano le indicibili brutalità a cui erano sottoposte le persone che venivano tacciate di stregoneria. Era il 1628 e l’uomo scriveva che chi veniva torturato aveva solamente due possibilità: o diventava veramente una strega inventandosi delle scuse plausibili oppure si lasciava torturare fino ad essere ucciso.

Migliaia di innocenti persero la vita in quel periodo esattamente come Johannes Junius. La stessa moglie del borgomastro era stata bruciata nel forno delle streghe otto mesi prima.

La caccia alle streghe era divenuto un delitto autorizzato dallo Stato. C’era persino un apparato burocratico e l’intero sistema era utilizzato dai responsabili per appropriarsi delle ricchezze delle vittime e per togliere di mezzo le persone che che davano fastidio.

Gli accusati venivano trasferiti in prigione e non avevano più nessuna possibilità di comunicare con l’esterno. Junius fu uno dei pochi che, grazie ad una guardia, che avrebbe dovuto essere ricompensata con un tallero dalla figlia, a far uscire una missiva.

La giovane figlia del borgomastro riuscì a fuggire, ma non si sa se ricevette la missiva . A  Bamberg dal 1595 in poi gli inquisitori torturarno e giustiziarono migliaia di persone, anche di un certa importanza  e personalità, incriminate con accuse del tutto false.

Solo nel periodo in cui regnò Johann Georg II furono mandati alla morte più di seicento cittadini e fu costruita una prigione speciale, detta “Thudenhouse“, ovvero casa delle streghe, dove venivano ospitate tutte le persone in attesa di giudizio. Qui venivano orribilmente torturate e sottoposte a terribili atrocità (continua) Nella foto la città nel 1900.

FONTE

http://www.esoterya.com/innocente-condannato-per-stregoneria/7520/

Centinaia di manufatti pagani in Israele

giugno 15, 2010

di Aezio

Scavando in una cavità naturale del sostrato roccioso a Tel Qashish (valle di Jezreel, Israele), gli archeologi israeliani hanno trovato circa duecento manufatti – di cui un centinaio intatti – utilizzati dai Cananei per rituali pagani, tra cui un recipiente per bruciare l’incenso e una scultura di viso di donna che era parte di una coppa dagli scopi religiosi.

Bassorilievo di viso di donna (AP Photo/Sebastian Scheiner)

(AP Photo/Sebastian Scheiner)

“Questa è il mio 42′ scavo in 15 anni ed è la prima volta che ho trovato [qualcosa di più di semplici] frammenti”, dice l’archeologo Edwin van den Brink.

(Assaf Peretz, courtesy of the Israel Antiquities Authority)

(Assaf Peretz, courtesy of the Israel Antiquities Authority)

(Assaf Peretz, courtesy of the Israel Antiquities Authority)

(Assaf Peretz, courtesy of the Israel Antiquities Authority)

(Assaf Peretz, courtesy of the Israel Antiquities Authority)

Gli oggetti erano forse utilizzati in un tempio vicino. Verosimilmente, i sacerdoti li seppellirono in una buca per salvarli da un’incursione degli Egizi: alla fine della Tarda Età del Bronzo la regione venne infatti conquistata e Tel Qashish distrutta.

Oppure, più semplicemente, è possibile che gli oggetti vennero sotterrati poiché non più utilizzati o a causa “del loro alto status religioso”, dice l’archeologo Uzi Ad, che dirige gli scavi insieme a Van den Brink.

(AP Photo/Sebastian Scheiner)

Le cavità rocciose continuano peraltro a svelare nuove scoperte: ogni volta che si raggiunge il fondo di una ne compare un’altra piena di oggetti – alcuni importati, dicono, da Micene e Cipro.

La cavità “senza fondo” (IAA)

Le linee gialle collegano la terra di Canaan con Micene e Cipro (Assaf Peretz, courtesy of the Israel Antiquities Authority)

L’Israel Antiquities Authority ha intenzione di mettere in mostra i reperti l’anno prossimo.

Uzi Ad recentemente aveva annunciato la scoperta di una curiosa pressa enologica di epoca bizantina.

Fonti: AP, Heritage-Key, Discovery (che contiene altre foto in un’intervista a Edwin van den Brink).

I Sumeri, la cui origine è sconosciuta, vissero in Mesopotamia per oltre mille anni tra il IV e il III millennio a.C.

Inventarono la scrittura, costruirono grandi città ed elaborarono la prima raccolta di leggi.

Le leggi sumere sono caratterizzate da una grande mitezza.

E’ completamente assente la legge del taglione (occhio per occhio, dente per dente), che è invece alla base della legislazione semitica del Codice di Hammurabi. Hammurabi, ad esempio, affermava che se il figlio del proprietario muore nel crollo di una casa, deve essere messo a morte il figlio del costruttore della casa.

I Sumeri preferivano aiutare la vittima prevedendo un congruo risarcimento per il danno subito. Se qualcuno ci danneggia l’auto è più ragionevole ottenere un risarcimento per effettuare le riparazioni piuttosto che andare a rovinare l’auto di chi ci ha danneggiato.

Solo in alcuni casi, molto gravi, si ricorreva alla pena di morte, che non poteva essere comminata da un normale giudice, ma doveva essere decisa dal sovrano.

All’ordalia, il giudizio divino, si ricorreva proprio quando non c’era alcun altro modo per determinare la colpevolezza dell’accusato.

Non erano previste torture, punizioni fisiche e nemmeno il carcere.

 

Località: Mesopotamia

Epoca: IV-III millennio a.C.

 

Fonti

Non esiste un codice sumero. Esistono solo provvedimenti sparsi o raccolte di leggi emesse da un sovrano. Inoltre va tenuto presente che molti documenti sono stati perduti e quanto è arrivato a noi è soltanto una piccolissima parte della legislazione sumera, che il caso ha salvato dalla distruzione.

Solo il codice di Ur-Nammu è sumero, ma l’influenza culturale sumera si protrasse, dopo la caduta di Ur, ancora per due secoli. Pertanto è possibile fare riferimento, almeno in parte, alla legislazione del periodo paleobabilonese antico.

Codice di Ur-Nammu

Il più antico codice sumero è quello di Ur-Nammu, l’ex generale che diede inizio alla terza dinastia di Ur e regnò dal 2113 al 2096 a.C. sul paese di Sumer e di Akkad. Il codice è scritto in sumero.

Codice di Lipit-Ishtar

Un altro codice è quello di Lipit-Ishtar, re di Isin, che governò dal 1934 al 1924 a.C. Sotto il controllo di Isin erano anche Nippur, Ur, Uruk, Eridu. In questo periodo l’egemonia sumera è terminata, i semiti stanno avendo il sopravvento. Il codice è scritto in sumero e vi permangono ancora valori tipici della cultura sumera.

Decreto di Sin-kashid

Abbiamo notizia di un decreto sui prezzi del re di Uruk Sin-kashid (1865-1833 a.C.).

Codice di Eshnunna

Il codice della città di Eshnunna (odierna Tell Asmar) risale probabilmente all’epoca del re Dadusha (secolo XVIII a.C.). Eshnunna avrebbe perso rapidamente la sua libertà e sarebbe entrata a far parte dell’impero di Hammurabi di Babilonia (1792-1750). Il codice è scritto in accadico, ma riflette ancora in parte la cultura sumera.

 

 


 

PRINCIPI GENERALI

Tipologia delle pene

Le leggi sumere prevedevano essenzialmente due tipi di pena: la morte e il risarcimento calcolato in quantità determinate di argento, orzo o altri beni equivalenti in valore.

Pena di morte

La morte era riservata a pochi casi considerati molto gravi e doveva essere autorizzata dal sovrano.

Pene pecuniarie

Le pene pecuniarie erano calcolate in sicli e venivano autorizzate da un giudice. Si andava da 2 sicli a 60 sicli, somma equivalente al salario di un lavoratore per 5 anni.

Non esistendo la moneta, che sarebbe stata inventata solo nel VI secolo a.C. in Asia Minore, i Sumeri utilizzavano una sorta di unità di conto con riferimento all’argento. Il siclo d’argento era il punto di partenza per tutti i calcoli economici.

Esilio

In alcuni rari casi era prevista la pena dell’esilio.

Riduzione in schiavitù

Un figlio degenere poteva essere venduto come schiavo.

Una persona poteva essere ridotta in schiavitù per debiti.

Carcere

Il carcere era ammesso solo in attesa del giudizio o della esecuzione della pena. Si ha notizia di un solo caso, peraltro dubbio, di condanna al carcere.

Legge del taglione

E’ totalmente assente il concetto semitico di legge del taglione.

I Sumeri preferivano risarcire la vittima piuttosto che sottoporre il reo a mutilazioni o altre pene che non avrebbero dato alcun beneficio alla vittima, se non la soddisfazione della vendetta.

Ordalia del fiume

In assenza di testimoni o di altre prove, per reati molto gravi, si ricorreva al giudizio divino mediante una ordalia nel fiume. L’accusato veniva gettato in acqua. Se il fiume lo rimandava a riva voleva dire che gli dei lo consideravano innocente e l’accusatore veniva condannato perché aveva accusato ingiustamente una persona la cui innocenza era attestata dagli dei. Se la persona annegava era colpevole.

Accusa falsa

Se l’accusatore non era in grado di provare la propria accusa veniva condannato alla pena prevista per quel tipo di reato.

Falsa testimonianza

Un testimone che avesse sostenuto il falso in un processo veniva condannato al pagamento di 15 sicli d’argento.

Competenza

Per i reati tra i 20 e i 60 sicli era competente il giudice. Per la pena di morte occorreva l’intervento del sovrano.

 


 

CODICE PENALE

Omicidio

La condanna per l’omicidio era la morte.

Rapina

La rapina veniva punita con la morte.

Furto

Il ladro era condannato a pagare il doppio di quanto aveva rubato.

L’autore di un furto in un frutteto era punito al pagamento di 10 sicli d’argento. Se veniva trovato a tagliare un albero la pena saliva a 30 sicli.

Se un uomo era trovato di giorno in mezzo alle messi veniva condannato a pagare 10 sicli. Di notte la pena diventava la morte.

Se un funzionario pubblico veniva in possesso di uno schiavo, di un asino o di un bue perduti, non li restituiva subito e li tratteneva presso di sé per oltre un mese veniva accusato di furto.

Proprietà sospetta

Se un uomo non era in grado di dimostrare da chi aveva acquisito uno schiavo o altri beni, era considerato un ladro.

Sequestro

Il sequestro era punito con il carcere e il pagamento di 15 sicli d’argento. Ma se il sequestrato moriva la condanna era la morte.

Violazione di domicilio

Chi si introduceva in una abitazione forzando la porta o facendo un buco nel muro veniva condannato a morte.

Se un uomo era trovato di giorno in una abitazione veniva condannato a pagare 10 sicli. Di notte la pena diventava la morte.

Violenza sessuale

Se un uomo violentava la promessa sposa di un altro veniva punito con la morte.

Se un uomo violentava la schiava vergine di un altro, doveva pagare 15 sicli d’argento.

Adulterio

Se una donna sposata commetteva adulterio veniva condannata a morte. L’amante non veniva punito.

Se una donna era stata accusata di adulterio ed usciva viva dall’ordalia del fiume, il suo accusatore rischiava di pagare 20 sicli d’argento.

Rapimento a scopo sessuale

Se una donna, per la quale era già stato pagato il dono di nozze, veniva rapita e deflorata, il colpevole veniva condannato a morte.

Deflorazione

Se un uomo deflorava una vergine incontrata per strada, doveva sposare la fanciulla. Poteva però fare un solenne giuramento nel tempio per discolparsi.

Se la deflorata era una schiava doveva pagare 30 sicli d’argento senza tuttavia averla in proprietà.

Relazioni prematrimoniali

Se un uomo accusava una giovane di aver avuto rapporti sessuali, ma non poteva provarlo, veniva condannato a pagare 10 sicli d’argento.

Aborto procurato

Se una donna incinta veniva percossa e perdeva il bambino l’uomo era condannato a pagare 30 sicli. Se la donna moriva la pena prevista era la morte.

Se la vittima era una schiava le pene si abbassavano. Pena di 5 sicli in caso di aborto. Il proprietario della schiava veniva risarcito con un’altra schiava in caso di morte della poveretta.

Se un uomo provocava accidentalmente l’aborto doveva pagare 10 sicli.

Danni fisici

Nella seguente tabella sono riportati alcuni esempi di risarcimento per danni fisici. Le pene previste variavano nel tempo. Nella tabella sono raccolti dati provenienti da periodi diversi.

Organo

Danno

Pena

clavicola

rottura

20 sicli

dente

rottura

2 sicli

dente

perdita

30 sicli

dito

recisione

40 sicli

mano

rottura

30 sicli

naso

coltellata

40 sicli

naso

perdita

60 sicli

occhio

perdita

60 sicli

orecchio

perdita

30 sicli

osso

rottura

60 sicli

piede

ferita

10 sicli

piede

rottura

30 sicli

schiaffo

 

10 sicli

 

Omicidio in una rissa

Se un uomo veniva ucciso durante una rissa il colpevole doveva pagare 40 sicli.

Cani

Se un cane mordeva ed uccideva un uomo il risarcimento era di 40 sicli. Se la vittima era uno schiavo la pena era ridotta a 15 sicli.

Insulti alla padrona

Se una schiava lanciava maledizioni contro la sua padrona veniva condannata allo sfregamento della bocca con un SILA (quasi un litro) di sale.

Allagamenti e inaridamenti

Se un uomo causava l’allagamento di un terreno di proprietà altrui veniva condannato al pagamento di 3 GUR di orzo (pari al valore di 3 sicli d’argento) per ogni IKU (terzo di ettaro) di terreno allagato.

Analoga pena veniva comminata a chi provocava l’inaridamento di un terreno altrui.

 


 

CODICE CIVILE

Matrimonio

Il matrimonio era valido se era stata celebrata una cerimonia ufficiale e si era stipulato il contratto di matrimonio.

Se un marito stava per lungo tempo lontano da casa involontariamente (per esempio era prigioniero di guerra) quando tornava aveva il diritto di riavere la moglie anche se questa si era risposata ed aveva avuto altri figli.

Se l’allontanamento dalla casa era stato invece volontario non aveva alcun diritto.

Divorzio

In caso di divorzio l’uomo doveva dare 60 sicli d’argento alla moglie. Se la moglie era vedova di un precedente matrimonio doveva darle solo 30 sicli.

Figli della schiava

Se un uomo, già sposato e con figli della moglie legittima, aveva anche figli dalla schiava doveva concedere la libertà alla schiava e ai suoi figli. Tuttavia i figli della schiava non ereditavano, a meno che l’uomo non decidesse di sposare la schiava.

Se la schiava aveva un figlio e lo consegnava ad una donna libera, il padrone aveva il diritto di riavere il bambino.

Figli della prostituta

Se un uomo sposato, ma senza figli, aveva figli da una prostituta, doveva provvedere al mantenimento della prostituta. I figli della prostituta diventavano suoi eredi. La prostituta non aveva però il diritto di vivere nella stessa casa della moglie.

Relazioni con una prostituta

Un uomo sposato poteva decidere di divorziare dalla moglie, pagando la somma prevista dalla legge, ma non poteva sposare la prostituta.

Eredità

L’eredità spettava ai figli maschi. Ma nel caso non ci fossero maschi anche le femmine potevano ereditare.

Rapporti tra marito e moglie

Se la prima moglie si ammalava, perdeva la vista, diventava paralitica non doveva lasciare la casa del marito. Se il marito si risposava, la seconda moglie doveva accudire l’ammalata.

Se la moglie rinnegava il marito veniva condannata a morte (lancio nel fiume).

Se l’uomo rinnegava la moglie era condannato a pagare 30 sicli.

Genitori e figli

Se un figlio rinnegava i genitori perdeva ogni diritto di proprietà e veniva venduto come schiavo temporaneo.

Se i genitori rinnegavano un figlio erano condannati alla perdita di tutte le loro proprietà e venivano esiliati.

Schiavi

Gli schiavi dovevano essere contraddistinti dall’acconciatura dei capelli. Potevano essere messi in ceppi e catene.

Gli schiavi erano o prigionieri di guerra, o figli di schiavi o persone ridotte in schiavitù per debiti o per condanna.

Il prezzo di una schiava era di 5 sicli d’argento.

Casa

Se un uomo vendeva per necessità la propria casa, aveva il diritto di prelazione nel caso che l’acquirente decidesse di venderla.

Limitazioni

Gli schiavi non potevano usare il denaro (argento, orzo, lana, olio vegetale o altro).

Gli schiavi e i figli, ancora non in possesso dell’eredità, non potevano avere credito.

 

 


PREZZI

Rapporto tra argento ed orzo

Le pene pecuniarie erano pagate in argento ed orzo.

L’argento veniva misurato a peso.

L’orzo veniva misurato a volume.

Il cambio normale sumero era di un GUR di orzo per ogni siclo d’argento.

Il rapporto tra argento ed orzo non poteva essere costante in quanto:

- l’orzo variava di valore con ciclo annuale; crollava dopo il raccolto e tendeva a salire fino al raccolto successivo;

- l’orzo variava di valore da un anno all’altro in funzione dell’annata buona o cattiva;

- l’argento poteva essere più abbondante dopo una guerra vittoriosa che aveva portato molto bottino, ma poteva scarseggiare dopo una sconfitta militare;

- i Sumeri non avevano miniere ed erano un paese produttore di derrate agricole: orzo ed argento potevano fluttuare in funzione del mercato internazionale.

Esisteva l’abitudine di accumulare debiti durante l’anno e di pagare all’epoca del raccolto.

Durante il periodo sumero e paleobabilonese antico il rapporto orzo-argento fu generalmente il seguente.

Orzo

Argento

1 GUR d’orzo

1 siclo

1 PI d’orzo

60/300 di siclo d’argento

1 BAN d’orzo

10/300 di siclo d’argento

1 SILA d’orzo

1/300 di siclo d’argento

Sin-kashid, re di Uruk, intorno al 1860, decretò una tabella di conversione, evidentemente propagandistica, con i seguenti valori.

Materiale

Argento

3 GUR d’orzo (750 litri)

1 siclo

12 mine di lana (6 Kg)

1 siclo

10 mine di rame (5 Kg di rame)

1 siclo

3 BAN di olio di sesamo (25 litri)

1 siclo

Tasso d’interesse

L’interesse annuo per l’argento era stabilito al 20%, per l’orzo al 33%.

Prezzi dei beni alimentari

Il cibo a buon mercato era l’orzo, che costituiva il principale mezzo di sostentamento.

Bene

Quantità

Prezzo
in orzo

Prezzo
in argento

Prezzo in sicli
per unità
di prodotto

sale

2 GUR (500 litri)

1 GUR

1 siclo

0,6/300 di siclo

bicarbonato di sodio

1 GUR (250 litri)

1 GUR

1 siclo

1,2/300 di siclo

orzo

1 GUR (250 litri)

1 GUR

1 siclo

1,2/300 di siclo

olio leggero

3 SILA (25 litri)

1 GUR

1 siclo

12/300 di siclo

strutto

1 BAN e 5 SILA (12,6 litri)

1 GUR

1 siclo

25/300 di siclo

strutto sa nishatim

1 SILA (0,84 litri)

2 BAN e 5 SILA

25/300 di siclo

30/300 di siclo

olio vegetale

1 BAN e 2 SILA (10 litri)

1 GUR

1 siclo

30/300 di siclo

olio di sesamo

1 SILA (0,84 litri)

3 BAN

30/300 di siclo

36/300 di siclo

birra

1 boccale
(a credito)

5 BAN

50/300 di siclo

50/300 di siclo

 

Prezzi di terreni, materiali e servizi

Bene

Quantità

Prezzo in orzo

Prezzo in argento

terreno (acquisto)

1 SAR (36 mq)

1 GUR

1 siclo

terreno edificato (affitto)

1 SAR (36 mq)

1 GUR

1 siclo

lana

6 mine (3 chili)

1 GUR

1 siclo

rame

3 mine (1,5 Kg)

1 GUR

1 siclo

rame lavorato

2 mine (1 Kg)

1 GUR

1 siclo

noleggio carro, buoi, carrettiere

1 giorno

1 PI e 4 BAN

100/300 di siclo

nolo di un asino

1 giorno

1 BAN

10/300 di siclo

noleggio di una nave

- al giorno
- per ogni GUR di portata

2 SILA

2/300 di siclo

Salari

Un lavoratore poteva guadagnare 1-2 BAN d’orzo al giorno. Il vitto poteva essere fornito dal datore di lavoro.

In un mese il lavoratore poteva ricevere 1 siclo d’argento.

Bene

Quantità

Prezzo in orzo

Prezzo in argento

salario di un mietitore

1 giorno

2 BAN

20/300 di siclo

salario di un vagliatore

1 giorno

1 BAN

10/300 di siclo

salario di un asinaio

1 giorno

1 BAN

10/300 di siclo

compenso di un mietitore

1 raccolto

 

1 siclo

compenso di un lavoratore

mensile

 

1 siclo d’argento e 1 PI d’orzo (60/300 di siclo)

 

 


UNITA’ DI MISURA

 

Le unità di misura non furono stabili nel tempo e nei luoghi. Si danno i valori relativi al periodo neo-sumero.

Misure di peso

Unità di misura

Nome sumero

Nome accadico

Equivalenza

Quantità

Grano

SE

uttatum

 

1/20 di grammo

Siclo

GIN

siqlum

180 grani

circa 8,30 grammi

Mina

MA.NA.

manum

60 sicli

circa 500 grammi

Talento

GUN

biltum

60 mine

circa 30 Kg

 

Misure di capacità

Unità di misura

Nome sumero

Nome accadico

Equivalenza

Quantità

 

SILA

qum

 

circa 0,84 litri

 

BAN

sutum

10 SILA

circa 8,4 litri

Moggio

PI

panum

6 BAN

circa 50 litri

 

GUR

kurrum

5 moggi

circa 250 litri

 

Misure di lunghezza

Unità di misura

Nome sumero

Nome accadico

Equivalenza

Quantità

Dito

SU.SI

ubanum

 

1,6 cm

Cubito

KUS

ammatum

30 dita

circa 50 cm

Canna

GI

qanum

6 cubiti

circa 3 metri

 

NINDA

 

2 canne

circa 6 metri

 

US

 

60 NINDA

circa 360 metri

 

DANNA

berum

30 US

circa 11 Km

 

Misure di superficie

Unità di misura

Nome sumero

Nome accadico

Equivalenza

Quantità

 

SAR

musarum

1 NINDA al quadrato

circa 36 mq

 

IKU

ikum

100 SAR

circa 3600 mq
(0,36 ettari)

 

BUR

burum

18 IKU

circa 64800 mq
(6,48 ettari)

 

SHAR

 

60 BUR

circa 3.900.000 mq
(390 ettari)

 

 


 Riferimenti bibliografici:

Arborio Mella F. A.

Dai Sumeri a Babele

Mursia

Bottéro J.

Mesopotamia

Einaudi

Bottèro J.

Dai Sumeri ai Babilonesi

Electa/Gallimard

Bottéro J. - Stève M.-J.

La Mesopotamia dalla scrittura all’archeologia

Electa/Gallimard

Kramer S. N.

I Sumeri alle radici della storia

Newton

Liverani M.

Antico Oriente - Storia società economia

Laterza

Margueron J.-C.

La Mesopotamia

Laterza

Oates J.

Babilonia

Newton

Oppenheim A. L.

L’antica Mesopotamia

Newton

Parrot A.

I Sumeri

Rizzoli

Pettinato G.

I Sumeri

Rusconi

Pinnock F.

Ur - La città del dio-luna

Laterza

Roaf M.

Atlante della Mesopotamia e dell’antico Vicino Oriente

De Agostini

Saporetti C.

Antiche leggi - I codici del Vicino Oriente antico

Rusconi

Uhlig H.

I Sumeri

Garzanti

 


 

Abitazioni dei Celti

Dove abitavano e come vivevano i Celti

La maggior parte delle fondamenta di case celtiche, ritrovate nell’Europa centrale, sono parzialmente incassate nel terreno per profondità che vanno da mezzo metro a più di un metro. In esse, alcuni gradini in pietra conducevano all’interno, ove sui lati si allungava una specie di profonda panca che di notte diveniva un letto. Al centro della casa, in una fossa o in una piccola alcova laterale, era ricavato il focolare che non restava mai spento, essendo al contempo fonte di calore e di luce in quelle abitazioni ove le uniche aperture erano la porta e il foro centrale del tetto da cui usciva il fumo.

Solitamente a pianta rettangolare (Europa Orientale), talvolta ovale o circolare (Gallia occidentale e isole Britanniche), le tipiche capanne celtiche presentavano due pali portanti verticali, eretti lungo l’asse principale della casa a 4-6 metri l’uno dall’altro. Questi dovevano sostenere il trave di colmo principale, su cui veniva costruita tutta la struttura del tetto. Inizialmente leabitazioni dei Celti furono realizzate con le pareti in cannicciato e fango; nell’ultimo periodo di La Tène divennero invece abituali le pareti in pietra a secco o a palizzata di tronchi, uniti da chiodi o da graffe in ferro, e poi imbiancate a calce.

Nelle zone paludose dell’Irlanda le fattorie rotonde venivano erette su isole artificiali o palafitte dette crannogs (dall’irlandese crann = albero) mentre nelle praterie irlandesi sorgevano un po’ ovunque dei caratteristici fortini circolari, con spesse mura in pietra a secco, chiamati raths.

In una fattoria sperimentale a Little Butser sono state ricostruite alcune abitazioni e magazzini dell’età del Ferro di La Tène, rispettando fedelmente i dati archeologici ottenuti dai vari scavi eseguiti in Gran Bretagna.

La capanna principale è costruita su una pianta circolare, con il pavimento parzialmente interrato. Si tratta di una costruzione del diametro di 13 metri e alta 8 al centro, formata da tronchi d’albero scortecciati, lunghi sino a 10 metri, poggiati su un basso muro in pietra. La copertura del tetto è in paglia, le pareti in travi o in cannicciato, con le fessure ricoperte di fango secco.

(per approfondimenti vd. “L’Aratro e la Spada”, “L’Epopea dei Celti”, “I Primi Abitanti Alpini”)

L’ARTE CELTICA

L’ARTE CELTICA

Decorazioni, arte figurara e statuaria dei Celti

Sul finire del secondo millennio avanti Cristo l’arte del bronzo era ampiamente padroneggiata dai fabbri europei come dimostrato dalla estrema raffinatezza dei decori presenti sui reperti archeologici di quell’epoca.

Nel periodo finale dell’Età del Bronzo e nella prima Età del Ferro, l’Europa Centrale ed Occidentale è dominata dalla cultura del popolo dei Campi d’Urne. Verso il 700 a.C. si sviluppa nel cuore continentale dell’Europa la antica cultura celtica di Hallstatt, caratterizzata da un’arte ornamentale semplice e rettilinea con moduli geometrici elementari.

Verso il 450 a.C. compare in tutta l’Europa un’arte nuova, uno stile omogeneo caratterizzato da una predilezione per le linee curve e le spirali, che prende il nome di “cultura di La Tène”, dal nome della piccola spiaggia lacustre, presso Neuchâtel in Svizzera, ove furono scoperti i primi reperti.

Pur con variazioni regionali, la cultura di La Tène dura sino alla conquista delle Gallie Transalpine da parte di Caio Giulio Cesare che portarono la maggior parte del mondo celtico sotto l’influenza romana, dando quindi l’avvio al successivo sviluppo detto Gallo-Romano. Nelle isole Britanniche il maggiore isolamento dalla civiltà romana permise una più lunga sopravvivenza dell’impronta originale celtica che, in alcuni casi come l’Irlanda e il nord della Scozia, si protrasse sino al Medioevo.

L’Arte Celtica è la testimonianza più profonda ed autentica che gli antichi Celti ci hanno lasciato circa la loro mentalità ed il loro mondo spirituale. In essa è racchiusa l’essenza di una cultura originale che per quasi un millennio fu comune alle popolazioni insediate in quell’area d’Europa compresa tra il Mare del Nord ed il fiume Po, dall’Oceano Atlantico ai Carpazi.

Prima a seguito degli scambi commerciali con Etruschi, Fenici e Greci, poi a causa della Romanizzazione della Gallia e della Britannia, l’arte celtica si alimentò con prestiti orientali (quali la palmetta e il loto) che sviarono a tal punto le analisi degli studiosi, da farla considerare a lungo come una semplice emanazione marginale dell’arte classica. Le componenti essenziali dell’Arte Celtica contengono sin dagli inizi un limitato gruppo di simboli di base (spirali, triskel, croci cerchiate, svastiche, greche, intrecci vegetali e figure zoomorfe) che sono ripetuti e intrecciati tra loro infinite volte e secondo moduli codificati che portano alla costruzione di intricati pannelli e sofisticati decori artistici su ogni tipo di oggetto, sia prezioso sia di uso comune.

Solo in tempi moderni, grazie ad un’evoluzione del gusto artistico che ha permesso di apprezzare anche forme estranee al classicismo greco-romano, si è giunti a rivalutare appieno il simbolismo, il gusto per l’equivoco e per l’indeterminato, la stilizzazione, la predilezione per una libera rappresentazione delle figure che portò gli artisti celtici a giocare con linee e profili, anche a discapito delle forme naturali.

Verso la seconda metà del V° secolo a.C. compaiono armi e oggetti quotidiani decorati con incisioni a compasso detto “Primo Stile”, ma è con l’inizio del IV° secolo a.C. che si può parlare dello sviluppo di una nuova corrente artistica detta “Stile Vegetale Continuo”, o di Waldalgesheim, dove protagonisti divengono il viticcio ed il decoro vegetale, andando a sostituire progressivamente le composizioni di semplici elementi geometrici. Se consideriamo alcuni esempi di bande decorate a fregi tipiche di questo stile, notiamo subito alcune caratteristiche peculiari: l’abile utilizzo della simmetria; il permanere dell’utilizzo di elementi del primo stile accanto a motivi vegetali come palmette, foglie, tralci e viticci; un concatenarsi ossessivo di motivi vegetali ripetuti.

Elemento interessante di quest’arte fu il suo doppio livello di decorazioni e quindi di lettura simbolica di questa arte decorativa peculiare ove elementi vegetali e corpi di animali fantastici si assottigliano gradualmente, trasformandosi in nastri che si interlacciano tra loro con variazioni infinite che danno luogo ad uno stile artistico inconfondibile. Se si osservano i vari reperti archeologici, in particolare le armi, si nota subito una loro possibile suddivisione in base all’evidenza delle decorazioni, esiste evidentemente un livello macroscopico, che dà una lettura d’insieme dell’opera artistica celtica, con decorazioni vistose che declamano a tutti la ricchezza e la conseguente importanza sociale del possessore dell’oggetto in questione. Ma accanto ad esso vi è anche un secondo livello microscopico, caratterizzato da composizioni di minuscoli motivi decorativi secondari, pressoché invisibili ad un’osservazione superficiale.

Queste rappresentazioni a duplice scala, una estetica ed una visibile solo per il proprietario, chiariscono il significato non solo ornamentale, ma anche magico-simbolico degli elementi decorativi presenti su spade, elmi, scudi, pugnali, come pure su stele ed oggetti votivi.

Gioiello tipico ed emblema di status sociale, il torque (detto anche torc o torquis - vd. figura 7 di torque del 3/400 a.C., ritrovato in una sepoltura di guerriero del bacino della Marna, in Francia) era un collare ad anello in oro, in bronzo o più raramente in argento. Forse perché legato al potente simbolismo della sacralità delle teste, il torque ricevette le più grandi cure dagli artigiani celtici, ben più di braccialetti, spille o fibbie. Aperti o chiusi, con estremità ingrossate, a globi o decorate a testa d’animale; col corpo liscio, attorcigliato o intarsiato, nella realizzazione dei Torques per Principi e guerrieri fu profusa tutta l’abilità e la fantasia di quegli artisti.

Ciò che spesso si trascura di sottolineare è l’innegabile apporto all’Arte Celtica dato dall’area italiana (Gallia Cisalpina) e prova ne sono vari importanti ritrovamenti che hanno dato il loro nome a interi Stili della storia culturale dei Celti. Alcuni Autori avanzano l’ipotesi che il motivo stesso dei fregi a intreccio a bande sia stato creato negli atelier di artigiani celtici stanziati in centro Italia e poi da lì rapidamente diffuso in tutta Europa. D’altronde non si deve dimenticare che il primo millennio fu un periodo di rapidi e frequenti spostamenti di mercanti, tribù e persino di interi popoli. Dopo gli stanziamenti di genti celtiche in buona parte della penisola italica sul limitare del primo millennio, le infiltrazioni come le migrazioni continuarono ininterrottamente, in modo più o meno limitato, sino alle nuove grandi ondate migratorie del V secolo a.C. quando sul substrato celtico precedente vennero a stratificarsi le grandi nazioni dei Boi, degli Ambroni, dei Senoni, provenienti dalle Gallie Transalpine ove avevano lasciato dei parenti (le loro tuatha originarie) e con cui intrattennero per lungo tempo fitti contatti con scambi sia culturali sia commerciali. È quindi più che probabile che anche le nuove mode e i nuovi stili artistici circolassero ampiamente insieme alle merci e agli artigiani itineranti per l’universo celtico che nel periodo a cavallo tra il IV e il III secolo a.C. si estendeva ormai dal Mediterraneo al Baltico, dall’Atlantico ai Balcani.

Si è detto dell’Arte Celtica che essa sia stata caratterizzata dalla contaminazione delle forme viventi ad opera del simbolo inorganico; certo è che di essa non si può dire che sia arte naturalistica. Trattando figurazioni zoomorfe o vegetali, l’artista celta compie una deformazione sistematica, quasi si sforzasse di evitare coscientemente la rappresentazione realistica della natura.

(per approfondimenti vd.: “I Fregi Ornamentali dell’Arte Celtica”: vol. 1 Gli Intecci & vol. 2 Gli Zoomorfi; “L’Epopea dei Celti” ; “I Celti”; “I Primi Abitanti Alpini” “Keltia Calendar” 1996 - 1997 - 1998 -1999 - 2000)

ASTRONOMIA DEI CELTI

Orientamenti astronomici dei siti sacri e calendario presso la Cultura Celtica

 Prima di occuparci espressamente dell’Astronomia conosciuta e praticata presso questo insieme di popoli, è necessario comprendere il motivo per cui a distanza di 2500 anni i Celti e la loro cultura suscitano così tanto interesse presso gli archeologi e ultimamente presso gli archeoastronomi.

Parte del loro fascino lo devono al fatto che dell’aspetto speculativo e scientifico dei Celti si conosce ancora molto poco e soprattutto c’è ancora tanto da scoprire.

Le vie da seguire per tentare di comprendere quale fosse il livello da loro raggiunto in questi campi sono principalmente due. Esse sono da un lato l’esame di quanto è stato scritto sulle loro conoscenze da parte degli autori classici e dall’altro l’analisi dei reperti archeologici che risultano essere in qualche modo legati alla pratica dell’osservazione del cielo, alla speculazione filosofica, alla misura del tempo e alla capacità di eseguire calcoli e previsioni relativamente all’accadere di taluni fenomeni celesti.

Se da un lato abbondano le fonti classiche dall’altro parimenti sono numerosissimi i reperti archeologici che non sono quasi mai stati interpretati in chiave archeoastronomica. Ciò deve essere fatto tenendo ben presente l’incertezza insita nei reperti per il solo fatto della loro collocazione cronologica quindi a causa dei deterioramenti da essi subiti nel corso dei 25 secoli trascorsi.

L’analisi archeoastronomica deve essere comunque portata avanti con criteri di massimo rigore, tenendo ben presenti i limiti che i risultati raggiungibili possono avere, e con strumenti adeguati. Questi strumenti sono generalmente rappresentati dalle tecniche matematiche e statistiche che permettono di misurare l’affidabilità di ciascun risultato raggiunto, dal calcolo astronomico che permette di ricostruire con precisione quasi assoluta la posizione di ogni singola stella visibile in cielo durante il periodo in cui la cultura celtica si sviluppò. Oltre alle tecniche sofisticate non dobbiamo tralasciare i calcolatori elettronici che con la loro velocità di calcolo ci hanno permesso di ricostruire velocemente e ripetutamente il cielo visibile da un celta durante la notte in una qualsiasi data durante l’età del Ferro.

Noi non eravamo fisicamente lì, ma i computers ci consentono oggi di visualizzare le stesse cose e di renderci direttamente conto di cosa era osservabile nei cieli di quel tempo presso qualsiasi punto del territorio europeo.

I risultati raggiunti analizzando tutti i reperti archeologici che è stato possibile analizzare conducendo il lettore a rendersi conto, come noi abbiamo fatto, di come la scienza del cielo fosse nota e praticata presso i Celti. Prima di occuparci espressamente dei reperti è necessario farsi un’idea di chi furono i Celti e in quale modo essi vivessero.

I Celti nel loro periodo di massima espansione (400 a.C.) occuparono buona parte dei territori europei. Si venne a formare un’immagine dei Celti come uomini dediti alla guerra, ma estranei alle arti quali musica, la scultura e alla “filosofia” intesa nel senso datole dai Greci, ma non era così in quanto i prodotti del loro artigianato, soprattutto per quanto riguarda la lavorazione dei metalli, erano apprezzati anche nella stessa Roma.
Lo studio dei ritrovamenti archeologici mette in evidenza una grande abilità dei Celti in tutte quelle attività caratteristiche non di una popolazione barbarica (come ci è stato insegnato per secoli), ma di un popolo molto evoluto, che però non ebbe mai fortuna politica e militare a causa del continuo frazionamento e delle lotte interne tra tribù e tribù per questioni di egemonia politica.
Solo negli ultimi vent’anni infatti è ricominciato il riscatto culturale dei Celti in quanto nuove scoperte archeologiche e archeoastronomiche hanno rivalutato la loro arte, le loro conoscenze scientifiche e la loro civiltà.
I Celti avevano una società organizzata in diverse classi, la più importante era sicuramente quella dei sacerdoti detti Druidi.
I Druidi detenevano il potere religioso, quello giuridico e inoltre erano in possesso di vaste conoscenze riguardo la natura, le proprietà officinali delle piante e come scrive lo stesso Cesare nel De Bello Gallico, relativamente ai corpi celesti e ai loro moti.
I Celti rappresentarono sempre un grosso problema per i Romani, anche dopo la Guerra di Gallia vinta da Giulio Cesare, i quali li sconfissero militarmente, ma assorbirono una grandissima parte di usi costumi e tradizioni le quali si ritrovano presenti anche attualmente, circa due millenni dopo, nel nostro modo di vivere di oggi.

Infatti è incredibile la quantità di luoghi geografici, sia in Italia che in tutta l’Europa, che portano nomi derivati dalla lingua gallica e lo stesso accade per la denominazione di molti oggetti semplici di uso comune.

Paradossalmente a questa elevata influenza culturale non corrisponde una pari disponibilità di documenti scritti che testimonino l’attività intellettuale di questa gente, anzi i due rami principali della lingua celtica comprendono un vocabolario noto composto da poco più di qualche migliaio di parole.

La spiegazione per questa carenza esiste ed è da ricercarsi nel modello culturale celtico che riteneva la natura una cosa viva ed in continua evoluzione, la cultura era tramandata a memoria e lo scrivere significava congelare un concetto impedendone l’evoluzione, quindi i Celti tendenzialmente non scrivevano e se necessario lo facevano con una certa riluttanza utilizzando alfabeti presi a prestito da altre popolazioni quali quello greco e quello latino.

Non mancano comunque documenti scritti di origine celtica.Infatti Giulio Cesare (DBG, I, 29) scrive: “Nell’accampamento degli Elvezi furono trovati e portati a Cesare dei registri in lettere greche…” da cui si deduce che le scritture giuridiche erano di norma regolarmente redatte.
Anche nel luogo dove anticamente sorgeva l’Oppidum di Bibracte, importante centro di formazione druidica, gli archeologi hanno rinvenuto una grande quantità di graffiti su pietra comprendenti iscrizioni in lettere greche.

Era comunque di norma preferita una rappresentazione del mondo ottenuta secondo un linguaggio grafico criptico, che produceva figure di straordinaria bellezza e che ancora oggi possiamo ammirare sui manufatti, con l’idea di fissare l’essenza e il significato delle cose più che il loro aspetto esteriore.
Un simile modo di pensare era estremamente adatto ad una attività speculativa di tipo astratto per cui è facile ritenere che l’Astronomia e la Matematica fossero in qualche modo molto sviluppate tra gli esponenti della classe sacerdotale dominante, cioè i Druidi.
Le prime notizie intorno alle attività legate all’Astronomia e portate avanti dai Druidi le dobbiamo ad Ecateo.
Un interessante passo del suo resoconto trasmessoci da Diodoro Siculo è il seguente.
“…quest’isola situata nel nord, dove abitano gli Iperborei… …si adora Apollo sopra tutti gli altri dei e i suoi abitanti si considerano sacerdoti di Apollo e adorano questo dio tutti i giorni. In questa isola esiste un magnifico recinto e un tempio di forma sferica adornato con molti ex-voto.
Essi [gli abitanti] dicono che la Luna vista da questa isola pare rimanere molto prossima alla terra e che mostra montagne che si possono osservare con semplice vista.
Si dice che il dio visita l’isola ogni 19 anni periodo nel quale si realizza la stessa volta celeste e la medesima situazione in cielo e per questo il periodo di 19 anni è chiamato dai Greci anno di Metone.

Nel momento della apparizione del dio tocca l’orizzonte e danza tutta la notte dall’equinozio di primavera alla salita delle Plejadi…”.
Il testo si riferisce sicuramente ai Celti (gli Iperborei) essendo datato 300 a.C. e l’isola potrebbe essere la Britannia.
Qualcuno ha proposto Stonehenge per il tempio e qualcun’altro Gavrinis in Bretagna, situato sull’omonima isola. Il fatto che la Luna viaggi così rasente l’orizzonte suggerirebbe invece una localita posta a latitudine geografica decisamente maggiore, prossima ai 60 gradi nord, per esempio Callanish in cui esiste un famoso cerchio di pietre in cui A. Thom, negli anni ‘60, riconobbe consistenti orientazioni lunari.
Al di là della corretta identificazione del luogo geografico a cui Ecateo si riferisce abbiamo la testimonianza di osservazioni astronomiche condotte dai Celti a scopo religioso e rituale e l’utilizzo di un tempio di forma circolare per la celebrazione dei riti.
In più la consapevolezza del ritorno della Luna nella stessa posizione apparente in cielo e con la stessa fase ogni 19 anni solari ci testimonia che nel 300 a.C. i Druidi Celti insulari conoscevano il Ciclo di Metone.
Non sappiamo oviamente se per patrimonio culturale proprio oppure acquisito in qualche modo dall’esterno poiché Metone visse in Grecia circa 150 anni prima del resoconto di Ecateo di Abdera.
Successivamente abbiamo le citazioni di Pomponio Mela (De Chorographia, 3, 2, 18): “…I Druidi pretendono di conoscere le dimensioni e la forma della terra e del mondo, i movimenti del cielo e degli astri e il volere degli dei.” che coincideranno con quanto Cesare scrive nel resoconto della guerra di Gallia. Giulio Cesare nel suo “De Bello Gallico” ascrive ai Druidi grande conoscenza del cielo, delle stelle e dei loro moti.

Infatti egli scrive (DBG, VI, 14): “Vengono anche trattate ed insegnate ai giovani molte questioni sugli astri e sui loro movimenti, sulla grandezza del mondo e della terra, sulla natura, sull’essenza o sul potere degli dei…” Va ricordato che il periodo di addestramento necessario per diventare Druidi durava 20 anni e durante tutto questo tempo gli allievi dovevano memorizzare tutta la scienza druidica. Questo periodo pare molto correlato con il ciclo Metonico lunare che dura, come abbiamo visto, 19 anni solari.
Tutto il sapere veniva insegnato oralmente e imparato a memoria. Questo motivo è però la causa della difficoltà che oggi abbiamo nel conoscere le abitudini, le usanze e le conoscenze di questo popolo che ha lasciato poche testimonianze scritte.
Un’altra citazione emblematica è la seguente, riportata da Strabone nella sua “Geografia” (IV, 4, 4):
“I Druidi affermano e altri con loro, che le anime e l’universo sono indistruttibili, ma che un giorno il fuoco e l’acqua prenderanno il sopravvento su di essi.”E’ chiaro che bisognerebbe sapere esattamente cosa i Druidi intendessero per “Universo”, ma questa citazione sembra proprio contenere qualche notizia sulle idee che i Druidi avevano relativamente alla cosmologia.

Anche Orazio ci tramanda qualche notizia, infatti egli scrisse:

“I Celti avevano, parimenti, i cosiddetti Druidi, essere esperti nella divinazione e in ogni altra scienza…”.

Un’altra testimonianza ci viene da Diogene Laerzio il quale scrive:

“Affermano alcuni che che la ricerca filosofica abbia avuto inizio dai barbari. E infatti Aristotele nel libro Magico e Sozione nel libro ventitreesimo della Successione dei filosofi dicono che gli iniziatori furono i Magi presso i Persiani, i Caldei presso i Babilonesi e gli Assiri, e i Gimnosofisti presso gli Indiani, i così detti Druidi e Semnotei presso i Celti e i Galli”.

Il fatto che Giulio Cesare incaricasse Sosigene di preparare la riforma del calendario romano nel 45 a.C. proprio dopo la Guerra di Gallia, cioè dopo il contatto con i Druidi Celti è molto interessante.

Infatti come è testimoniato sia da Plinio il Vecchio sia dai ritrovamenti archeologici venuti alla luce nel 1897 a Coligny, i Celti possedevano un calendario tanto complicato quanto efficente e di qualità molto superiore a quello in uso presso i Romani prima della riforma Giuliana.

Esistono altresi documenti che attestano fitti scambi di idee tra i pitagorici della scuola siracusana e Druidi celti che si incontravano nelle varie colonie greche della costa meridionale della Francia.

Infatti Timagene (30 d.C), (in Ammiano Marcellino XV, 9-8) afferma testualmente:

“… si sono sforzati con le loro ricerche di penetrare gli accadimenti e i segreti più sublimi della natura; tra costoro prevalgono, per il loro genio, i Druidi, così come ha stabilito l’autorità di Pitagora”.

Nella “Refutatio Omnium Haeresium” (Philosophumena, I,2,17; I,25,1) scritta nel III secolo da Ippolito Romano troviamo un altro passo molto significativo: “I Druidi dei Celti hanno studiato assiduamente la filosofia pitagorica… E i Celti ripongono fiducia nei loro Druidi come veggenti e come profeti poiché costoro possono predire certi avvenimenti grazie al calcolo e all’aritmetica dei Pitagorici. Non tralasceremo la loro dottrina, dal momento che certuni hanno creduto di poter ravvisare diverse scuole filosofiche presso costoro”.

In questo passo Ippolito non solo mette chiaramente in evidenza che i Druidi conoscessero la filosofia pitagorica, ma si esprime relativamente all’uso del calcolo aritmetico al fine di predire gli eventi naturali.

Qui il testo è molto stringente infatti l’originale greco traslitterato, è molto preciso, testualmente:

“… ‘ek psephon kai ‘arithmon Pithagorike techne,” e non lascia dubbi sulla connessione tra pensiero celtico e pitagorico.

Ritorneremo dettagliatamente su questo fondamentale e grandemente discusso argomento più oltre in questo libro. Gli eventi a cui Ippolito fa riferimento sono quelli che anticamente erano per eccellenza quelli predicibili mediante il calcolo matematico, cioè quelli astronomici: le stagioni, le date di sorgere delle stelle le posizioni del Sole e suprattutto quelle della Luna, ivi comprese le eclissi.

Anche Clemente Alessandrino, (Stromateis I, XV, 71, 3 seg.) si pronuncia in questo senso riportando testualmente quanto affermato da Alessandro Polistoro nel “De Pythagoricis Symbolis” (II-I secolo a.C):
“Nel suo libro sui simboli pitagorici Alessandro sostiene che Pitagora era stato allievo di Nazarato l’Assiro e pretende, inoltre, che Pitagora avesse ascoltato Galati [cioè i Galli] e Brahmani. Nell’antichità la filosofia, scienza di somma utilità, è fiorita presso i barbari, diffondendo la sua luce sulle nazioni. In seguito essa arrivò in Grecia. Al primo posto stanno i profeti degli Egiziani, i Caldei presso gli Assiri e i Druidi presso i Galli, i Samanei presso i Battriani, i filosofi dei Celti e i magi dei Persiani”.

I Celti vennero in contatto con i pitagorici a causa del fatto che le colonie greche stanziate in prossimità della costa meridionale della Gallia come l’attuale Marsiglia tenevano regolarmente contatti culturali e scambi economici con i Galli.

Le scuole druidiche infatti ebbero molte rassomiglianze con quelle pitagoriche ad esempio anche le donne potevano essere ammesse allo studio dei sacri precetti.

Anche per i Celti, al pari dei pitagorici, esitevano dei numeri che potremmo definire magici, credevano nell’immortalità dell’anima, lo strumento suonato era l’arpa e soprattutto i Druidi, come i pitagorici, tramandavano oralmente le loro conoscenze.

Oltre alle citazioni degli autori classici esistono anche testimonianze archeologiche a conferma del fatto che fossero esistiti contatti tra i Druidi e taluni esponenti della scuola Pitagorica.
Tra i reperti più significativi va annoverato lo “Stagno Monumentale” dell’Oppidum di Bibracte, l’antica capitale dello stato degli Edui. Come sarà messo in evidenza con maggior dettaglio più oltre nel prosieguo di questo libro, nella città di Bibracte esisteva, nel I secolo a.C. una grande vasca in pietra, di forma ellittica, colma d’acqua che serviva ai Druidi per scopi rituali.
La progettazione della vasca fu eseguita con criteri astronomici per quanto riguarda la sua orientazione e con criteri geometrici basati sulle terne pitagoriche per quanto concerne la forma e le dimensioni. Questi criteri risultano essere presenti anche in numerosi altri siti sacri per i Celti e distribuiti per tutta l’Europa quindi è naturale immaginare che i criteri che noi vediamo applicati a Bibracte altro non fossero che parte del normale bagaglio culturale dei Druidi. Al di la delle pure e semplici citazioni classiche di tipo generale esistono anche almeno due casi di citazioni relative a Druidi realmente e storicamente esistiti.

Il primo caso si riferisce a Divitiacus, Druido proprio a Bibracte, amico di Cesare e da lui citato molte volte nel De Bello Gallico. Di lui è documentata l’esistenza durante la guerra di Gallia quindi dal 61 al 56 a.C. (Giulio Cesare, DBG 1,20; 2,5,1-2; 7,39,1; eccetera).
Cicerone (De div. 1,41,90) lo descrive come un uomo di grande sapere dedito allo studio della natura e capace di discutere di questi temi con gli intellettuali romani.
Tra l’altro l’epoca in cui Diviziaco visse e operò coincide bene con l’epoca durante la quale lo stagno di Bibracte fu costruito, quindi non è da escludere che questo influente personaggio eduo abbia avuto qualche ruolo nella costruzione del monumento.

Il secondo caso si riferisce a Deceneo vissuto secondo Iordanes (De Origine Actibusque Getarum 5,39) durante in I secolo a.C. presso i Geti, in territorio balcanico, più o meno dove fu in uso in quel periodo il santuario di Sarmizegetusa (allora capitale della Dacia), pressapoco l’attuale Romania. Strabone (7,3,5 e 11; 16,2,39) riferisce di lui che: “…era capace di compiere previsioni in accordo con i segni celesti”Secondo la lunga citazione latina, Deceneo dimostrava di conoscere il corso dei 12 segni celesti, cioè le costellazioni zodiacali, e tutta l’Astronomia nota a quell’epoca.

Va messo bene in evidenza che l’uso che i Druidi facevano del cielo e soprattutto delle dodici costellazioni zodiacali non era astrologico. Infatti l’astrologia si diffonderà solamente più tardi come abitudine di provenienza orientale introdotta in Gallia dai Romani.

Le previsioni che Deceneo era in grado di fare si riferiscono alla cadenza dei fenomeni celesti, nel migliore stile pitagorico, e non agli eventi futuri secondo il malcostume astrologico oggi tristemente ben noto e largamente diffuso.

Alla luce di tutti questi fatti sembra del tutto naturale riconoscere alla cultura celtica un elevato grado di avanzamento per quanto riguarda le scienze “esatte” quali la Matematica e ancor più l’Astronomia.

(per approfondimenti vd. “L’Astronomia dei Celti”, “”I Druidi”, “Keltia Calendar1999″)

Ascolta le parole dell’antico Dio dalle lunghe corna, colui che è figlio ,fratello, amante e sposo della Grande Madre,colui che è il guardiano di tutto ciò che è selvaggio e libero, colui che anticamente è stato chiamato dagli uomini Lucifero, Pan ,Mercurio ,Marte.

Prestami ascolto perchè Io sono Colui che è sempre esistito,
in ogni luogo e in ogni tempo.
Io c’ero ancora prima del grande inizio,
fù la mia potenza a rendere fertile la Grande Madre
e a creare la vita nel suo ventre.
Io sono l’agile daino della foresta,
sono la spiaggia su cui si infrangono le onde
e sono il Sole che riscalda la terra.
Io sono il Signore della danza spiale della vita, morte e rinascita.
Io sono il cervo d’inverno e il cerbiatto in primavera.
Io sono il Signore di tutte le bestie selvaggie e libere.
Io sono colui che danza sulla montagna e nella pianura
e che nella sua danza cattura ogni cosa.
Io dono la vita al ventre sterile,
percgè sono il seme che lo rende fertile.
Io offro grano e frutta sotto la falce del tempo,
cosi che tutti possan essere nutriti.
Perchè senza semina non può esserci il raccolto,
senza l’inverno non ci sarà primavera.
La mia essenza è nei venti che passano sopra i mondi,
è nelle fiamme che danno calore e luce a tutte le creature esistenti.
Io dono la conoscenza della vita senza fine e , oltre la morte,
la promessa di rigenerazione e di rinnovamento.
Io sono la scintilla della vita ,
il Sole radioso che splende alto ne cielo
ed invio i miei raggi dorati a riscaldare i cuori
e rafforzare le menti di voi tutti.
Adoratemi come il Sole della creazione dai mille nomi,
come lo spirito del cervo dalle lunghe corna,
come il Signore del bosco.
Mio è il segreto che apre le porte della vita,
la rinascita dopo l’oscurità,
perchè sono il seme che nuovamente germoglia.
Cercami con fierezza e umiltà ,
ma cercami meglio con amore e forza
poichè questo è il mio cammino.
Ascolta la mia voce che si leva nella notte,
vieni a Me cantando e danzando, ridendo e sorridendo,
con gioia e con amore,
perchè questo è il mio culto.

fonte: La Vecchia Religione di Dragon Rouge

Acchiapasogni

L’ACCHIAPPASOGNI

Mitakuje Oyasin

Siamo tutti fratelli

Saluto cerimoniale dei Siooux

Uno spettacolo per acchiappare i grandi sogni della cultura Pellerossa: una società in cui il rispetto per la madre terra era sacro. Un mondo in cui ogni creatura aveva uno spirito da onorare, animale o albero che fosse.

Lo spettacolo accompagna i bambini in un percorso di storie, simboli e fiabe della cultura indiana, in cui il rapporto con la terra e la natura ha un forte valore sia fisico che spirituale.

In uno spazio magico sovrastato da un grande tavolo le due attrici/animatrici, attraverso un particolare uso di oggetti e simboli, narrano, con parole vive che prendono forma nel loro corpo, una storia che ci avvicina a un mondo apparentemente lontano ma così vicino allo spirito universale dell’uomo.

Un’epoca in cui leggende dolcissime vennero narrate: come quella della madre che costruì il primo acchiappasogni per il suo bambino. Questa storia racconta di un bambino pellerossa che per la prima volta si trova ad incontrare le sue paure. Come tutti i bimbi, si rivolge alla sua mamma per essere aiutato.

La mamma gli narra allora una storia: è una storia legata ai cicli della vita. Un invito a vincere la paura del cambiamento imparando da tutto ciò che ci circonda, animali, alberi, cielo o terra.

Testo e Regia: Sergio Mascherpa

Attrici: Sandra Domeneghini e Danila Zambolo

 Genere: Teatro d’attore con oggetti

 

LA LEGGENDA DEL DREAM CATCHER SECONDO LA CULTURA DEI CHEYENNE

Molto tempo prima che arrivasse l’uomo bianco, in un villaggio cheyenne viveva una bambina il cui nome era Nuvola Fresca. Un giorno la piccola disse alla madre, Ultimo Sospiro della Sera:” quando scende la notte, spesso arriva un uccello nero a nutrirsi, becca pezzi del mio corpo e mi mangia finché non arrivi tu, leggera come il vento e lo cacci via. Ma non capisco cosa sia tutto questo”.

Con grande amore materno Ultimo Sospiro della Sera rassicurò la piccola dicendole: “le cose che vedi di notte si chiamano sogni e l’uccello nero che arriva è soltanto un’ombra che viene a salvarti” Nuvola fresca rispose: “ma io ho tanta paura, vorrei vedere solo le ombre bianche che sono buone”.

Allora la saggia madre, sapeva che in cuor suo sarebbe stato ingiusto chiudere la porta alla paura della sua bimba, inventò una rete tonda per pescare i sogni nel lago della notte, poi diede all’oggetto un potere magico: riconoscere i sogni buoni, cioè quelli utili per la crescita spirituale della sua bambina, da quelli cattivi, cioè insignificanti e ingannevoli. Ultimo Sospiro della Sera costruì tanti dream catcher e li appese sulle culle di tutti i piccoli del villaggio cheyenne. Man mano che i bambini crescevano abbellivano il loro acchiappasogni con oggetti a loro cari e il potere magico cresceva, cresceva, cresceva insieme a loro… Ogni cheyenne conserva il suo acchiappasogni per tutta la vita, come oggetto sacro portatore di forza e saggezza.

Ancora oggi, a secoli di distanza, ogni volta che nasce un bambino, gli Indiani costruiscono un dreamcatcher e lo collocano sopra la sua culla. Con un legno speciale, molto duttile, plasmano un cerchio, che rappresenta l’universo, e intrecciano al suo interno una rete simile alla tela del ragno. Alla ragnatela assegnano quindi il compito di catturare e trattenere tutti i sogni che il piccolo farà. Se si tratterà di sogni positivi, il dream catcher li affiderà al filo delle perline (le forze della natura) e li farà avverare. Se li giudicherà invece negativi, li consegnerà alle piume di un uccello e li farà portare via, lontano, disperdendoli nei cieli…

LA LEGGENDA DEL DREAMCATCHER SECONDO LA CULTURA LAKOTA

Nei tempi antichi un vecchio stregone si trovava sulla cima di un monte ed ebbe una visione. Iktome, grande maestro di saggezza, gli apparve sotto forma di ragno e gli parlò in una lingua sacra. Disse al vecchio lakota dei cicli della vita, di come iniziamo a vivere da bambini passando dall’infanzia all’età adulta, e alla fine diventiamo vecchi e qualcuno si prende cura di noi come se fossimo diventati un’altra volta bambini, così si completa il ciclo.

Mentre parlava, il ragno prese all’anziano un cerchio che aveva con lui, era un cerchio di salice al quale erano attaccate delle piume e delle crine di cavallo abbellite da perline. Prese il cerchio e iniziò a tessere una rete all’interno, mentre tesseva continuava a parlare e disse: “in ogni periodo della vita vi sono molte forze, alcune buone e altre cattive, se ascolterai le forze buone queste ti guideranno nella giusta direzione, ma se ascolterai quelle cattive andrai nella direzione sbagliata e questo potrebbe danneggiarti.

Mentre il ragno parlava continuava a tessere nel cerchio la sua tela, quando finì di parlare Iktome consegnò all’anziano il cerchio con la rete e disse: “la ragnatela è un cerchio perfetto con un buco nel centro, utilizzala per aiutare la tua gente a raggiungere i loro obiettivi, facendo buon uso delle idee, dei sogni e delle visioni. Se crederete in WAKAN TANKA, la rete tratterrà le vostre visioni buone, mentre quelle cattive se ne andranno attraverso il foro centrale”.

L’anziano stregone raccontò in seguito questa visione alla sua gente e da allora i Lakota ritengono l’acchiappasogni un oggetto sacro e lo appendono all’entrata dei loro tepee per filtrare i sogni e le visioni. Quelli buoni sono catturati nella rete e quelli maligni scivolano nel buco centrale e scompaiono per sempre.

 

informazioni a cura di Gianfranco Viasetti

Ukraine Wants to Ban Psychics and other Pagan News of Note

Top Story: A coalition of Ukrainian political parties have introduced a sweeping bill into parliament (full text) that would outlaw virtually any activity that involves any kind of predestination in exchange for a fee.  This isn’t just an ordinance to limit palm-readers and psychics, it’s almost obsessive in its thoroughness.

“…future (fortune) predicting services – is the activity of fortune-tellers, chiromancers, astrologers, seers, sorcerers, clairvoyants , soothsayers, prophets and other persons who, with the use of fortune- telling, palmistry, numerology and magic ceremonies and techniques try to guess the future (fortune) or unknown facts about persons, objects or other phenomena (weather, harvest, etc.), as well as allegedly correct the future (fortune) of a person and his/her problems, kill the hoodoo with the use of magic techniques and ceremonies.”

In addition to banning the practice of these services for money, they are also banned from appearing on television, placing advertising, or being written about in a positive light by the local press. Needless to say this has been controversial for those who engage in some of those practices. Ukrainian astrologers are protesting the measure, but as an outsider it’s hard to tell how successful they will be, or what the prospects of this bill are in the Ukrainian parliament. The bill’s author, MP Pavel Unguryan, had this to say about it.

“The Government and the people’s deputies of Ukraine have long been receiving numerous complaints from citizens, Christian faiths, religious and community organizations concerned about the harmful effects of Ukrainian citizens work of psychics, healers, fortune tellers, palmists and dominance in the media and television variety of commercial software, which offers paid services of questionable content on the so-called healers, fortune-tellers and psychics”

One wonders if this is fall-out from the fact that certain prominent politicians in the Ukraine are (in)famous for engaging the services of psychics and fortune-tellers. Indeed, psychic services are generally quite popular in that country. So passage of this bill may not be a sure thing. Due to the language barrier it will be hard for me to keep track of this story so I ask anyone who’s following this matter in the Ukraine to please keep me posted if you hear any developments.

In Other News:

Modern Paganism and Islam: Can a religion like Wicca appeal to someone raised in a Muslim household? Enough to have them convert and renounce their former faith? Apparently it can. The Guardian prints an editorial from “Goldie Kuresh” about her journey from Islam to Paganism.

“I gravitated toward paganism, specifically witchcraft. I liked that these were not “people of the book” and their only “book” was one that the follower created him or herself. I liked that there was a whole pantheon of gods and goddesses to engage with; it wasn’t worship in the old sense of the word, it was co-creation. The only thing that troubled me about my new tribe was its propensity to want to organise into groups that then try to get mainstream recognition. I quite liked the lack of organisation and/or dogma that paganism represents.

The lack of any structure, hierarchy (as a solitary person I never joined a coven with a priest or priestess), or rules meant that I was free to do as I pleased. I followed the guidance I received in dreams. I accepted and adopted that which felt true to me and rejected that which didn’t. I celebrated the solstices and lived by the moon. It was a time of expansion and magic.”

It seems that for some, modern Paganism’s lack of hierarchy, and decentralized structure, is a selling point. One wonders if Goldie’s experience is unique, or if other young Muslims are looking to Paganism as an alternative.

More on the Stolen Secular Cross: An anonymous letter that is alleged to be from the thief of the controversial WWI Mojave desert cross memorial has surfaced. The alleged letter explaining the theft was printed in its entirety by the Desert Dispatch, here’s an excerpt.

“The cross in question was not vandalized. It was simply moved. This was done lovingly and with great care. The cross has been carefully preserved. It has not been destroyed as many have assumed. I am a Veteran. … We as a nation need to change the dialogue and stop pretending that this is about a war memorial. If it is a memorial, then we need to stop arguing about the cross and instead place a proper memorial on that site, one that respects Christians and non-Christians alike, and one that is actually recognizable as a war memorial.”

It should be stressed that there is no evidence at this time that the letter is from the thief (or thieves). So its content should be taken with the requisite grain of salt until proven to be genuine.

How Not to Dress at  a Powwow: The Native Appropriation blog examines a recent incident where a group of teenage girls showed up to Stanford powwow, one of the largest powwows on the West Coast, in war-paint, feathers, and fringe.

“These girls are students at Palo Alto High School. Definitely one of the best high schools in the area, if not the state. It is a high school that turns out tops students who go on to top colleges, and enrolls children of professors, stanford employees, and other well educated silicon valley execs. To top it off, the school is literally across the street from Stanford. Across the street from a school that hosts the largest student run powwow in the nation for 39 years running, that is home to nearly 300 Native students, that has one of the strongest college Native communities in California.

I would like to think that the combination of those factors would equate some level of understanding, that a high school of their caliber would incorporate some type of curriculum on Native history, or at least a basic level of cultural sensitivity. Clearly, that doesn’t seem to be the case.”

Adrienne goes on to discuss the fine line between engaging with Native culture, and mocking/appropriating it. I also recommend her essay on why that “hipster headdress” is a bad idea.

That’s all I have for now, have a great day!

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