Ismaro Vino del odissea
14 Ottobre 2008 di antichevie.it
ISMARO vino dell’Odissea
Leggendo con attenzione l’Odissea, possiamo ricavare molte informazioni di natura storica sul vino: anzitutto che il primo “prodotto doc” della storia enologica si chiama “Ismàro”, risalente all’epoca della guerra di Troia, dunque alla civiltà micenea, circa 1200 anni a.C.
L’Ismaro proviene da vigne - accuratamente disposte in luoghi non troppo soleggiati sulle pendici dell’omonimo monte in Tracia - di proprietà di Marone di Evanto che realizza la sua preziosa creatura coltivandola in proprio, con il solo aiuto della famiglia.
Alla vista, l’Ismaro si presenta di un colore rosso profondo, tendente al nero; le sue caratteristiche olfattive sono di grande pregio e suggeriscono fragranze di eccezionale qualità (”di origine divina”); le sensazioni che trasmette al palato sono altrettanto piene e tendono al dolce sapore del miele. Si tratta di un vino dotato di una struttura e di un corpo prodigiosi, data la sua resa nella miscelazione con acqua e gli effetti micidiali che ha su Polifemo, il quale, “agendo da pazzo” osa berlo in purezza.
Una scheda enologica del nostro tempo risulterebbe più oggettiva e precisa? In fondo, più di tremila anni non sono trascorsi invano. Le conoscenze scientifiche si sono sviluppate a dismisura e il linguaggio del vino è stato aggiornato e arricchito proporzionalmente, ma questo non toglie nulla al fatto che l’autore dell’Odissea enunci in questo passaggio gli elementi essenziali del linguaggio del vino.
Ora sì che la pòlis è nata; ora che è nato il più autentico dei suoi segni. Il ciclo epico greco fissa così l’inizio del tempo dell’uomo: l’arte di navigare e l’arte di produrre vino.
( articolo non mio Non mio, l’ho ricevuto via mail)


