Sessualità sacra negli antichi egizi
6 Gennaio 2009 di antichevie.it
Dal sito http://www.aleff.it/archivio/magia/magia01.htm
Sessualità sacra negli antichi egizi
La mano di Dio
Seduta sulle ginocchia del Dio Amon, gli occhi negli occhi, la Divina Adoratrice, il giovane, splendido corpo, avvolto da veli leggeri, gli cinge il collo con un abbraccio appassionato, preliminare di un amplesso a venire. Il Dio in persona incorona la sacerdotessa, le impone le mani trasmettendole la sua potenza, la guarda fisso negli occhi e si unisce a lei in un amplesso cosmico. Colei che si unisce al Dio è anche detta la mano del Dio in ricordo dell’atto masturbatorio compiuto con la propria mano dal Creatore quando originò il tutto. Da questo possiamo ipotizzare del perché non avvenissero, al contrario della religione Sumera-Babilonese, unioni sessuali tra i sacerdoti e le sacerdotesse. Ma attraverso la masturbazione compiuta sacralmente, ci si univa al Dio e nell’attimo dell’orgasmo, s’invoca il suo nome, assimilando l’energia che si creava in quel collegamento tra la sacerdotessa e il suo dio. L’esclusione dell’uomo dal rito era possibile in quanto, ricordiamo, la donna per gli egiziani, possedendo in sé due principi, maschile e femminile, ricostituiva in sé la coppia divina senza per questo ricorrere all’amplesso carnale con un uomo. (Di ciò abbiamo parlato già in occasione della trattazione dell’ascesi solitaria nel Tantrismo mistico e ritorneremo ancora in occasione della trattazione del Taoismo, e cioè di come sia possibile ricostruire da soli, nella propria interiorità, la “coppia divina”, nel caso si voglia compiere una via di solitaria ascesi).
Ma ritorniamo alla Divina Adoratrice, che si identificava con la “mano del Dio” con la quale si era masturbato traendo da sé stesso la sostanza per la creazione del mondo senza perciò operare scissioni tra spirito e materia. Metafora dell’ancestrale “clonocreazione” della Dea Inanna, scienziata extraterrestre che nel “chiuso” del laboratorio cosmicoaveva operato la “creazione dell’uomo”.
Ma come si svolgevano questi riti di generazione dell’energia del Faraone, quali erano le modalità, quali segreti si nascondevano nella celebrazione di tali “misteri”, chi partecipava e cosa avveniva? Cercheremo di scoprirlo anche grazie a testimonianze di tutto rispetto del cronista del passato Erodoto che però, al contrario dei suoi moderni colleghi, mostrava eccessivo rispetto e pruriginosa riservatezza per le usanze di quel popolo e riluttanza nel descrivere e riportarne in pieno le usanze e i costumi. Cercheremo perciò di leggere tra le righe e con la fantasia ricamare laddove lui si è fermato per pudore e rispetto.
Una delle cerimonie più importanti era la Festa di Sed durante la quale si rigeneravano le energie del Faraone (che si esauriva dopo un certo tempo), festa dai chiari riferimenti sessuali sacrali. La festa si celebrava all’esclusiva presenza del Faraone all’interno del grande cortile del tempio protetto da grandi muraglie bianche, protezione per gli sguardi e le energie profane.
Il Faraone veniva posto al centro e le Sacerdotesse, munite di arco e frecce scagliavano dardi su bersagli disposti su ciascun punto cardinale, dopo di che collegavano fra loro i quattro punti con corde di seta colorate, e muovendosi in senso antiorario, circoscrivevano un cerchio, creando così un vero e proprio campo operativo magico, con le quattro forze poste sui punti cardinali a formare la croce magica, il quaternario,e il cerchio.
Le frecce scagliate, attiravano il campo operativo nel quale le sacerdotesse, maestre di magia, evocavano le forze che convogliavano al centro sul Faraone, rinvigorendo le sue energie che sarebbero bastate fino al prossimo rito.
Come ben si vede, sono donne, maghe celebranti, preposte a quest’importante compito, non uomini, pertanto è evidente l’importanza che queste rivestivano nella società egiziana e l’alto compito a loro sole assegnato.
La situazione si capovolgerà con le religioni monoteistiche, dalla cattolica all’ebraica, alla musulmana e sarà pio l’uomo, “l’Adamo” che darà origine, da una sua costola, alla donna. Una favola confezionata ad arte da un potere maschilista che nei millenni ha teso sempre più a svilire e demonizzare la donna e il sesso, che a questa strettamente connaturarono, sia nell’aspetto più rispettato e tenuto in considerazione della procreazione, che di quello demonizzato di lascivo e peccaminoso piacere da rifuggire e condannare tra le fiamme dell’inferno.
Ci siamo mai chiesti perché quasi tutti gli uomini eccezionali, profeti, eroi siano stati concepiti al di fuori di un amplesso sessuale? Proprio perché l’uomo eccezionale non poteva avere origine da un’unione carnale di un uomo con una donna. Per quanto sacralizzata da nozze, la stirpe divina al massimo aveva origine dall’incesto, che è pio quasi una clonazione se ci pensiamo bene. Il ” figlio eletto” nasceva da un concepimento “divino”, mai da un atto carnale.
LE ORGE DEL POPOLO
Era forse questo il motivo per il quale la casta sacerdotale egizia si asteneva nelle cerimonie a carattere jerogamico dell’avere rapporti carnali che, per quanto sacri, erano irriproducibili anche se celebrati da Alti Sacerdoti e Sacerdotesse, degni e legittimi delegati e rappresentanti della divinità sulla terra? O il motivo era da ricercarsi altrove?
Chiari riferimenti sessuali li ritroviamo invece nelle feste popolari a carattere orgiastico, specialmente in quelle legate al ciclo riproduttivo della Terra, al raccolto o all’inondazione del Nilo, ritenuta atto sacro fecondativo. Ricordiamo che il Nilo, era adorato con il nome di dio Hapi. Questo Dio, ermafrodita, dal duplice aspetto maschile con barba e con il seno del suo aspetto femminile, proteggeva le Due Terre, era rappresentato con i fiori sacri, del papiro per il Basso Egitto e con il fiore di loto per l’Alto Egitto. Durante queste feste, il popolosi lasciava andare ad ogni sorta di sfrenatezza, una sorta di catarsi carnascialesca, in una totale libertà di godere, dimenticando le pene e la fatica quotidiana, in un capovolgimento dei poteri costituiti, ove l’esagerazione iperbolica, la totale mancanza di freno, le orge, le beravano le energie positive eliminando quelle negative accumulate durante l’anno, purificando e rigenerando qunti vi si abbandonavano. Una delle celebrazioni più importanti era quella delle dell’erezione del Pilastro do Osiride “Djed”. Un’altra festa importantissima e carica di sensualità era la Festa dell’Ebbrezza che si celebrava a Dendera nei pressi del tempio della Dea Hator. Questa festa si teneva nel ventesimo giorno dell’inondazione del Nilo, il Sacro fiume che con il suo limo fecondava le terre che attraversava. Durante questa festa che durava ben quindici giorni, il popolo si lasciava andare ad ogni eccesso anche orgiastico, grazie anche all’affetto dello “shedeh”, un dolce liquore dalle proprietà afrodisiache, e alla birra che scorreva a fiumi. Musiche e danze accompagnavano festosi e colorati cortei di uomini e donne viaggianti su imbarcazioni, durante un’altra festa a carattere orgiastico riservata al popolo che si celebrava nella città sacra della Dea gatta Bastit. Queste allegre brigate che nulla avevano da invidiare a quelle del Decamerone boccaccesco, si spostavano di riva in riva e con canti, lazzi ed espliciti riferimenti sessuali, richiamavano le genti che accorrevano sulle rive al loro passaggio. Le donne nude, al massimo coperte da un perizoma ridottissimo o da una leggera gonnellina, dalla riva, al passaggio dei barconi, schiamazzavano, attirando l’attenzione degli uomini, sollevavano le gonne mostrando in offerta le loro nudità e questi accogliendo l’invito le facevano salire sulle barche, ove si consumavano orge sfrenate. In queste occasioni si componevano poesie e storie a tema erotico, danzatrici seminude, flessuose e sinuose, lascivamente danzavano, saturando l’atmosfera di gioioso erotismo, inni e ringraziamenti agli Dei per la vita e la fertilità della terra. Riportiamo un esempio di composizione poetica sorprendentemente moderna che elogia la bellezza di una donna e celebra le sue sensuali fattezze:
UNICA AMANTE CHE NON HA SECONDA, BELLA PIU’ DI OGNI ALTRA DONNA.
LUMINOSA E PERFETTA COME LA STELLA SORGENTE ALL’INIZIO DELL’ANNO.
DI COLORITO SPLENDENTE SEDUCE CON LO SGUARDO E INCANTA CON LE LABBRA.
IL SUO COLLO E’ LUNGO, MERAVIGLIOSO IL SENO.
I CAPELLI VERI LAPISLAZULI.
PIU’ CHE ORO SPLENDONO LE BRACCIA,
LE DITA RICORDANO I FIORI DI LOTO.
PERFETTAMENTE MODELLATA AI FIANCHI
LE GAMBE SUPERANO OGN’ALTRA SUA BELLEZZA.
NOBILE E’ IL SUO INCEDERE.
FARA’ SCHIAVO IL MIO CUORE PER UN SUO ABBRACCIO.
OGNI COLLO SI GIRA QUANDO PASSA, PER AMMIRARLA.
FELICE CHI POTRA’ ABBRACCIARLA TUTTA!
SARA’ CONSIDERATO PRIMO TRA I GIOVANI AMANTI.
OGNI SGUARDO LA SEGUE MENTRE LEI SI ALLONTANA.
TALE E’ QUESTA UNICA DEA.
Così cantava l’ignoto poeta della donna bersaglio del suo amore e del suo desiderio, la chiama dea: e ogni donna, regina o popolana era dea per l’antico egiziano.
Certamente oggi questo sconosciuto poeta del passato rabbrividirebbe stupito nel sapere della mancanza di rispetto e delle crudeltà perpetrate sulle loro discendenti che, ancora oggi, purtroppo, nonostante i divieti del moderno e civile governo egiziano, vengano mutilate sessualmente tramite l’infibulazione totale o parziale e l’emarginazione e discriminazione. Questo processo degenerativo della figura della donna ebbe inizio con Tolomeo Filopatore (221-205 a.C.), il quale abbassò la donna egizia al livello di quella greca imponendole un tutore per ogni atto giuridico o commerciale. Processo che proseguì con la fine del regno dei Faraoni fino alle sue massime punte d’aberrazione, all’avvento degli integralismi religiosi, che emarginarono sempre più la donna demonizzandone la figura. Non si salva certamente la religione cattolica che per secoli l’ha perseguita come strega, emissaria e concubina del demonio, corpo senz’anima, alla stregua degli animali, salvo santificata nelle accezioni delle figure virginali come madre e sposa mistica.
Non dimenticheremo mai noi donne che, fino a qualche anno fa, -se c’era da salvare la madre o il feto si sceglieva il feto.
Ma torniamo al nostro argomento, a quei tempi meravigliosi, magici quando la donna era Dea e Signora e le civiltà crescevano e prosperavano grazie all’armonia che c’era tra le genti e tra i due sessi, al reciproco rispetto e amore, a quando, non avversaria né rivale dell’uomo, ma sua compagna nelle gioie e nei dolori quotidiani, amministratrice e dispensatrice di giustizia, regina o serva, popolana o sacerdotessa, ma sempre degna di rispetto e amore. Ed è proprio questa serenità ed appagamento che traspare dai volti delle statue e dei dipinti delle belle e felici donne egizie, femmine, ma anche compagne, spose, nonché regine con pieni poteri, ma sopratutte dispensatrici di vita e detentrici dei misteri della rigenerazione, dell’energia creatrice e vivificatrice.
Cenni di Magia sessuale
Fin dall’antichita’ la magia poneva l’elemento maschile e quello femminile su un piano di assoluta parita’: due forze polari che si attraggono e si respingono, Yin e Yang, il sole, energia maschile, la luna, energia femminile. Due forze potenti che nell’incontrarsi risvegliano straordinarie energie primordiali. Per questo, i grandi Maghi, dai tempi dei Sumeri in poi, hanno praticato rituali di Magia Sessuale per impossessarsi di questa forza. Perfino la creazione dell’Universo nascerebbe da un atto magico d’amore, che, con un’immane emissione di luce nella tenebra, crea l’unione tra i due poli, dando origine al tutto.
Troviamo tracce di Sacralita’ Sessuale nell’antica civilta’ dei Sumeri, che praticava riti legati alla fertilita’, e nell’antico Egitto, dove, esistevano importanti feste popolari a carattere orgiastico, legate al ciclo riproduttivo della Terra, al raccolto e all’inondazione del Nilo. Anche nell’antichissima Cina, la saggezza del Taoismo, insegnava a gestire le proprie energie sessuali. L’uomo, addirittura, doveva riuscire a controllare l’emissione del suo seme, che non va sprecato in nessun modo. Il controllo delle eiaculazioni, invece, gli permette di conservare la propria essenza vitale, aumentandola con il ripetersi degli amplessi e soddisfacendo contemporaneamente la sua compagna. L’uomo assorbe il principio Yin della donna e questa assimila l’energia Yang dell’uomo.
Nella antica India, soprattutto nell’epoca arcaica, troviamo scolpite nei templi, tracce di come si venerasse l’accoppiamento sessuale tra le sacerdotesse e le divinita’ maschili, attraverso rituali spesso segreti. Nello Yoga Tantrico, e’ grazie all’unione sessuale tra l’uomo e la donna che si puo’ raggiungere la sorgente da cui scaturisce la divinita’ che e’ in noi.
Le pratiche antiche di Magia Sessuale e Tantrica, furono recuperate agli inizi del secolo scorso dal Mago inglese Aleister Crowley, capo dell’O.T.O.(ORDO TEMPLI ORIENTIS). Crowley teorizzo’ e mise in pratica il principio “amore e’la legge, amore sotto il dominio della volonta’”. Per lui, la relazione amorosa, porta alla coscienza e al bilanciamento, tra la Volonta’ che eccita e trascina e l’Energia Erotica, senza la quale, nulla sarebbe nato e niente potrebbe sorgere…
Alchimia tantrica
La magia o alchimia tantrica induista e buddista e le sue relazioni con l’esoterismo occidentale.
La magia vitale consente di vincere la morte e assicurarsi l’immortalità, in quanto costruisce il “Corpo di luce” che prenderà il posto del corpo fisico al momento della morte..
Massimo Introvigne-direttore CESNUR (Centro studi sulla Nuove Religioni)”Nel 1990, nel mio Il cappello del mago. I nuovi movimenti magici dallo spiritismo al satanismo (SugarCo, Milano), avanzavo tra l’altro l’ipotesi che il “segreto” soggiacente a molti (non tutti) gli ordini iniziatici che si occupano di “alchimia interna” consistesse nell’idea secondo cui non tutti gli uomini hanno un’anima immortale: solo pochi iniziati sono in grado di “costruirsi” un’anima attraverso determinate tecniche. Per generare questo “corpo di luce” o “bambino interiore” si utilizza come “materia prima” la stessa necessaria per la generazione di un figlio: il seme maschile, che non è in questo caso “disperso” all’esterno, ma (si dice) fatto “rifluire” all’interno: o attraverso tecniche che fermano l’orgasmo prima dell’eiaculazione, ovvero attraverso la successiva ingestione del seme. L’ipotesi lasciava aperti due problemi, appena accennati nel testo: uno storico e uno metodologico. Dal punto di vista storico, era ovvio che le tecniche ritrovate in ordini iniziatici occidentali dei nostri giorni fossero estremamente simili ad altre usate in Oriente, dalla Cina all’India, fino almeno dal Medioevo. Il testo citava, al proposito, la classica opera di Mircea Eliade (1907-1986) Occultismo, stregoneria e mode culturali. Saggi di religioni comparate (trad. it., Sansoni, Firenze 1982), un capitolo della quale era dedicato all’equivalenza simbolica, in correnti dello gnosticismo e del tantrismo, fra la luce e il seme maschile e a un’analisi delle tecniche di ingestione. Tuttavia, rimaneva aperto - con altri - il quesito se e in che misura fossero tuttora attivi in Asia ordini iniziatici che si sarebbero potuti utilmente paragonare a quelli studiati in Occidente.
Negli ultimi anni è emersa una nuova generazione di studiosi del tantrismo - categoria peraltro contestata da alcuni come mera etichetta creata da orientalisti occidentali per unificare in un’unica categoria fenomeni disparati e contraddittori -, i quali criticano autori come Eliade o come Sir John Woodroffe (che scriveva sotto lo pseudonimo di Arthur Avalon, 1865-1936) accusandoli di avere ricostruito il tantrismo sulla base o semplicemente di testi antichi ovvero di contatti con maestri che rappresentano una tradizione “colta” tipica delle classi (e caste) alte in India e in altri paesi, trascurando la ricca esperienza del tantrismo popolare. Un’opera in tal senso esemplare è quella del 1996 di David Gordon White, The Alchemical Body. Siddha Traditions in Medieval India (University of Chicago Press, Chicago), che - nonostante il titolo - non si limita a rintracciare le radici medievali di certe tecniche, ma ne esamina la perdurante presenza nell’India contemporanea. White fa cenno sia a un fine (l’immortalità), sia a tecniche (la ritenzione ovvero l’assimilazione del seme) assai simili a quelle praticate in ordini iniziatici occidentali, benché - per quanto riguarda, in particolare, l’assimilazione - descriva pure una tecnica in uso in India (non, invece, in Occidente) che (riprendendo un’espressione di Wendy Doniger O’Flaherty, che ne aveva accennato nel suo Women, Androgines, and Other Mythical Beasts, University of Chicago Press, Chicago 1980, p. 3 paragona alla “ricarica di una penna stilografica” e che consiste nell’imparare a “riaspirare” il seme emesso tramite lo stesso organo genitale maschile, il che richiede anni di faticoso addestramento.”
L’iniziazione
E’ cosa notoria, ma non a tutti, che in Magia l’atto sessuale è sacro, un vero e proprio rito che nell’antichità sumera-babilonese la sacerdotessa jerodula con il sacerdote officiava negli antichi templi celebrando e rinnovando il mistero del ternario, l’unione dell’eterno maschile con l’eterno femminile, del ciclo con la terra.
Attraverso l’unione rituale si attuava il superamento del bipolarismo esistenziale nell’ambito umano, fra uomo e donna. La jerodulia costituiva il primo grado dell’iniziazione ai Misteri, dove il sacerdote attraverso l’energia raccolta con l’atto magico sessuale, agiva da tramite per realizzare quanto a lui chiesto dai fedeli che a lui si rivolgevano.
Per Misteri si intendeva il culto iniziatico esoterico ascrivibile a una data divinità. Il significato esatto è “silenzio” e starebbe ad esprimere il segreto assoluto al quale erano tenuti gli iniziati. Vi si accedeva per gradi e a ciascuno di essi erano ascrivibili tutta una serie di simbolismi che permettevano di nascondere a chi non lo meritava il significato delle verità che non venivano spiegate mai dall’iniziatore poiché l’iniziazione si fa da soli con i mezzi messi a disposizione dal maestro. I gradi servivano ad operare una selezione tra gli adepti.
Lo jerodulia costituiva il primo grado dell’iniziazione ai Misteri Minori. La jerodula aveva una doppia funzione, da una parte adempiva alla sua funzione pubblica, la prostituzione, dall’altra partecipava alle cerimonie del culto segreto.
Il rituale di questo primo grado comportava una cerimonia di purificazione da attuare attraverso l’acqua. Il secondo grado di ogni iniziazione era un grado magico e le pratiche che vi si svolgevano erano pratiche in cui i fluidi sviluppatisi durante le cerimonie di accoppiamento rituale avevano grande importanza. L’iniziato di questo grado accedeva ai segreti dell’amplesso cerimoniale durante il quale, attraverso le correnti generate dall’amplesso rituale, si polarizzavano i fluidi occorrenti alle operazioni magiche e alle preparazioni di filtri.
Col terzo grado si accedeva al sacerdozio vero e proprio. I sacerdoti, dovevano polarizzare, attraverso le sacre unioni, le emanazioni della potenzialità.
Il primo grado dell’iniziazione si conferiva con il sacramento della jerodulia, mediante il quale il “fedele”, si metteva al servizio completo del sacerdote. Questo sacramento non era obbligatorio come gli altri, ma stava a significare, per coloro che vi si accostavano, la possibilità di accedere ai più alti gradi di perfezionamento, attraverso i numerosi contatti con persone diverse, e mediante il congiungimento attuato secondo rituali particolari, di potenziare il patrimonio energetico ricaricandosi di energie generantesi dall’uso del sesso.
La forza sacra dell’impulso erotico quale forza trascendente, non soltanto in senso mitico, ma anche operativo è riconosciuta da tutte le tradizioni. Per l’Induismo il mondo è generato dall’unione di Shiva, principio maschile, con Shkti, colei che è fatta di desiderio. Shakti è nell’uomo la forza giacente assopita e ripiegata in tutti i chakra o centri di forza del nostro essere inferiore alla base della colonna vertebrale che, risvegliandosi, mediante l’ausilio di tecniche particolari conduce alla grande liberazione, al superamento dei vincoli terreni.
Bisogna però fare una importanze precisazione: al principio, il sesso, non era considerato peccato, anzi il concetto di “peccato” non esisteva, verrà più tardi, con il cristianesimo che lo condannerà, con l’unica eccezione di benedire gli amplessi nell’ambito del sacramento matrimoniale e per fini esclusivamente procreativi, (il piacere provocato dall’amore carnale era peccaminoso ed esecrabile quindi condannato duramente) fino a condurre ad una demonizzazione del piacere condannando la donna, ritenuta tentatrice e corruttrice, quale mezzo di tale perdizione che, condurrà poi nel medioevo, alla tremenda persecuzione della donna vista come strega.
Nell’antichità esisteva una vera propria scienza dell’amore: si insegnavano ai giovinetti con molta cura le pratiche per stimolare il desiderio e provocare cosi maggior piacere. Per spiegare ancora meglio il contesto sacrale nel quale veniva iniziata la gioventù nei templi antichi ai misteri del sesso, ci serviremo delle parole di Evola: “Vi era, da un lato l’usanza, che ogni ragazza giunta alla pubertà non potesse passare ad eventuali nozze prima di aver offerto la sua verginità in un contesto non di amore profano, ma di sacralità: ella doveva darsi nel recinto sacro del tempio a uno straniero che facesse un’offerta simbolica e che invocasse in lei, la dea”.
Questo atto assumeva i caratteri di un rito magico operativo nel quale l’energia generata dall’unione sessuale dei due officianti, andava ad alimentare la corrente di psichismo che faceva da corpo alla presenza della dea e allo stesso tempo veniva trasmesso a colui con il quale si congiungeva, l’influenza e la virtù della dea evocata.
La perdita della verginità assumeva un carattere sacrale, e le giovinette offrivano la primizia del loro corpo alla deità. Molto spesso era un sacerdote che compiva l’operazione mediante l’officiazione di un vero e proprio rituale. Anche in questo caso la dinamica di svolgimento della cerimonia assumeva caratteristiche diverse a secondo delle tradizioni dei culti a cui si riferiva. Più tardi, all’alba della civiltà greca, nella religione di Dionisio, la perdita della verginità si praticava per mezzo di un simulacro fallico che le vergini dovevano introdurre offrendo, a questo simulacro dell’atto procreatore, le primizie della loro carne. Nella religione di Dioniso è l’intero corpo che viene prostituito al dio al contrario del culto di Venere per il quale l’offerta si limitava alle sole membrane virginali.
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