Il giorno natale di Gesù e i culti pagani
10 Giugno 2009 di antichevie.it
FONTE:
http://www.larici.it/culturadellest/icone/natale/7.htm
Il giorno natale di Gesù e i culti pagani
Inizialmente, l’unica festa cristiana invernale era quella dell’Epifania, sorta nel II secolo tra i cristiani d’Egitto. In lingua greca, Epifania significa “manifestazione” o “apparizione” e gli antichi la riferivano alla manifestazione della divinità in forma visibile, per cui, in ambito cristiano raggruppava la nascita di Gesù, il suo battesimo nel Giordano e il suo primo miracolo, le nozze di Cana. Ma, ovviamente, rimaneva forte il desiderio di sapere in quale giorno fosse nato Cristo.
Epifanio scriveva che una setta cristiana festeggiava la nascita di Gesù in giugno, mentre un’altra in luglio. Clemente Alessandrino diceva di ignorare la vera data di nascita di Cristo, ma, se anche per alcuni era il 19 aprile, per altri il 20 maggio, altri ancora la indicavano nel mese di gennaio, lui credeva che la data esatta fosse il 17 novembre del 3 a.C. (Strom. 1,21,147), essendosi basato sulla data di morte dell’imperatore Commodo, avvenuta il 31 dicembre 192, cioè 194 anni, un mese e tredici giorni dopo della nascita di Gesù. San Cipriano affermava, invece, che la data doveva cadere il 28 marzo, sia per il fatto che «alcuni pastori vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge» (Lc 2,8), quindi in un mese mite (all’interno della Palestina d’inverno fa freddo e i pastori dormono all’addiaccio soltanto quando è iniziata la primavera), sia perché al tempo si riteneva che la creazione del mondo fosse iniziata a partire dal 25 marzo - giorno dell’equinozio di primavera - e quindi Gesù sarebbe nato il quarto giorno quando Dio creò il sole.
La questione fu definitivamente risolta da papa Giulio I nel 337 e nel Calendario di Furio Dionisio Filocalo, del 354, che riporta un frammento di calendario liturgico cristiano, lo si conferma: a Roma il 25 dicembre si celebrava la nascita di Cristo, oltre alla nascita (pagana) del sol invictus. In Oriente, il giorno è attestato da san Giovanni Crisostomo ad Antiochia, che nel 390 scriveva: «In questo giorno [25 dicembre] anche la natività di Cristo fu ultimamente fissata in Roma». Di conseguenza, il 25 marzo divenne la festa dell’annunciazione, ovvero il giorno del concepimento.
La scelta del 25 dicembre - il giorno successivo al solstizio d’inverno - fu dettata dall’intento della Chiesa romana di sovrapporre una festività cristiana alla celebrazione pagana del Sole, commemorata da molti popoli. La pratica di “rinominare” le feste pagane era usuale e si mantenne a lungo: la festa di san Giorgio sostituiva l’antica festività della Parilia, quella di san Giovanni Battista la festa dell’acqua celebrata a mezz’estate, il giorno dell’assunzione della Vergine è lo stesso delle celebrazioni di Diana…
Nel giorno del solstizio - il più corto dell’anno - il sole raggiunge, alle nostre latitudini, il punto più meridionale della sua orbita: il sole sembra fermarsi in cielo (solstitium = sole fermo), poi riprende a salire e da questo momento le giornate si allungano. Convenzionalmente, il solstizio cade il giorno 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo.
In altre parole, il sole sembra “rinascere”: per questo il 25 dicembre era chiamato dai Romani dies natalis solis invicti (giorno della nascita del sole invincibile). Quasi tutti i popoli avevano un dio nato in quel giorno: Horus e suo padre Osiride in Egitto, Tammuz in Babilonia, Mithra in Persia, Quetzalcoatl nell’antico Messico, Bacab nello Yucatan, Huitzilopochtli tra gli Atzechi, Freyr tra gli Scandinavi, Zeus, Bacco ed Ercole in Grecia, Ati in Frigia, Adone in Siria eccetera. Molti di questi erano nati da una vergine in una grotta e avevano in comune con Cristo la discesa agli inferi dopo la morte e la risurrezione dopo tre giorni, nei giorni dell’equinozio di primavera. In particolare, il mito di Mithra (o Mitra) - la divinità solare indo-iranica risalente a circa 3.400 anni fa, il cui culto era diffuso nella Roma pagana - ha moltissime analogie con Cristo: era nato da una vergine il 25 dicembre, era detto il Salvatore, la Luce e il Verbo, aveva dodici seguaci, era morto a trentatré anni e morì e resuscitò in tre giorni.
Fu l’imperatore romano Aureliano a volere, nel 274, che il 25 dicembre cadesse il dies natalis solis invictus, grande festa da celebrarsi in tutto l’impero. Il provvedimento - dovuto probabilmente alla vittoria ottenuta sulla regina Zebedia del regno di Palmira grazie al sostegno dei sacerdoti di Emesa, cultori del sol invictus - aveva il pregio di unire i popoli conquistati nell’adorazione dello stesso dio (anche se con nomi differenti). In particolare, a Roma, la festa concludeva i Saturnali, le feste che dal 17 al 24 dicembre erano riservate a Saturno, dio dell’agricoltura, durante le quali la statua del dio veniva liberata dalle fasciature che la celavano per il resto dell’anno, si sospendevano le attività pubbliche, erano bandite le differenze sociali, si banchettava e
si poteva giocare ai dadi tutti insieme, servi e padroni.
In questo “giro” di feste si confondeva anche il culto cristiano, tanto che l’imperatore Adriano aveva scritto nel 134: «Gli adoratori di Serapide sono cristiani e quelli che sono devoti al dio Serapide chiamano se stessi Vicari di Cristo» e Tertulliano (II-III secolo), vescovo di Cartagine cristiano e Padre della Chiesa, annotava nell’Ad Nationes: «Molti ritengono che il Dio cristiano sia il Sole perché è un fatto noto che noi preghiamo rivolti verso il Sole sorgente e che nel Giorno del Sole ci diamo alla gioia».
Fu l’imperatore Costantino a cambiare, nel 321, la denominazione del primo giorno della settimana (da Dies Solis a Dominus, giorno del Signore) e, nel 330, a trasformare la festa del sol invictus nella festa cristiana della nascita di Gesù. Nel 337, come s’è già detto, papa Giulio I ufficializzò la data del 25 dicembre, riprendendo pure il concetto della festa pagana, quello della luce che vince la sua battaglia contro le tenebre: «Cristo è il nostro nuovo sole», scrisse sant’Ambrogio.
Nel tempo, Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa russa si sono differenziate nella celebrazione delle ricorrenze: la Chiesa russa festeggia il Natale il 7 gennaio (corrispondente al nostro 25 dicembre, perché gli ortodossi usano il vecchio calendario giuliano indietro di 13 giorni rispetto al calendario gregoriano) assieme all’adorazione dei magi, riservando il 19 gennaio (6 gennaio, corrispondente alla nostra Epifania) al battesimo di Gesù, mentre la Chiesa cattolica latina festeggia il Natale il 25 dicembre, l’adorazione dei magi il 6 gennaio e il battesimo di Cristo la prima domenica successiva l’Epifania.


