Andre Maris
7 Luglio 2009 di antichevie.it
Andre Maris
Di Marja Gimbutas (da “Le dee viventi)
La principale Dea basca venerata oggi è nota come Mari, spesso combinata con Andre, “Signora”. Conserva altresì dei nomi locali derivanti dai punti in cui è solita apparire, spesso nei pressi di grotte: Signora di Anboto, Andre mari Munoko, cioé Signora Mari di Muno, Txindokiko Mari, cioè La Mari di Chindoqui, e altre. Si conoscono la sua immagine e le sue funzioni attraverso credenze ancor oggi tramandate nelle raccolte folcloristiche riccamente documentate.
Andre Mari assume molte delle caratteristiche della dea-maga preistorica della morte e rigenerazione. E’ anche la dea-avvoltoio, la dea delle tombe e la rigeneratrice che compare in una moltitudine di zoomorfismi, simili a quelli con cui si manifestava nel neolitico.
Il folclore basco ribadisce che era anche una profetessa che dominava i fenomeni naturali e vigilava sulla condotta morale. Benché l’inquisizione perseguitasse spietatamente le fedeli della Dea come streghe, la Dea scampò in qualche modo alla distruzione, qui come in altre zone del nord-europa, dove la basca Mari trova uno stretto parallelismo con la germanica Holla e la baltica Ragana.
Iconografia, miti e funzioni
La religione baltica considera gli inferi come il regno della Dea Mari. Fiumi di latte e miele scorrono nella sua terra meravigliosa, dove ogni cosa cresce in abbondanza. Gli inferi comunicano con il mondo superiore attraverso aperture: pozzi, grotte, crepacci.
Si riteneva che le anime dei morti talvolta uscissero dalle sinuose gallerie delle caverne e dai crepacci.
I fedeli lasciavano davanti alle grotte delle offerte in qualche occasione, per i morti e per la Dea, .
Mari in genere assume la forma di un uccello nella sua dimora infera: vola fuori dalle grotte come avvoltoio o corvo. Nella grande caverna di Supelegor, sul monte Itizine, compare sotto forma di avvoltoio insieme al suo seguito.
Le leggende dipingono Mari come una profetessa o un oracolo: I fedeli la invocavano nei pressi delle entrate delle grotte, dove sarebbe apparsa se la si fosse chiamata tre volte. Le sue grotte contengono un focolare o un forno per il pane, dal momento che si ciba di pane il venerdì. Compare all’ingresso di grotte tessendo il filo con una spoletta d’oro o pettinandosi i capelli con un pettine d’oro. Nella sua grotta di Annoto crea matasse di filo d’oro usando corna di montone come spoletta. Le dimore di Mari sono riccamente decorate con oro e pietre preziose, ma si dice che se i ladri ne rubano il tesoro e lo portano via, questo si trasforma in carbone o in legno fradicio. Queste legggende attribuisono alla Dea il potere di vanificare l’avidità umana e di trasformare magicamente le sostanze, un potere che possiedono anche i goblin, suoi avatar, che possono incrementare o diminuire le ricchezze.
Mari regge anche il codice giuridico: Lei stessa è la promulgatrice delle leggi, domina sulla vita comunitaria e vigila severamente affinché i suoi comandamenti vengano rispettati. Condanna la bugia, il furto, la tracotanza e la vanagloria, lo spergiuro e la mancanza di rispetto per le persone, le case e le proprietà. In questa dimensione, garantisce un alto livello di condotta morale.
Mari domina sui fenomeni naturali: la grandine, i venti, la siccità, i fulmini e le tempeste. Crea tempeste a e causa la siccità per castigare i disobbedienti e i malvagi. Appare mentre attraversa il cielo su un carro sotto forma di una donna che emette fiamme o che è avvolta nel fuoco. Talvolta cavalca una scopa o viaggia sulla groppa di un montone. In quanto incarnazione del fulmine, è spesso vista come una sfera (o un fascio) di fuoco, o come una falce o un bastone di fuoco. Il folclore narra che scaglia le sue saette dal fondo delle caverne. Scongiuri e offerte possono placare la Dea, e i baschi nel loro sincretismo religioso hanno anche celebrato messe cattoliche e compiuto esorcismi nei pressi delle bocche di alcune caverne. Se compiaciuta, protegge i suoi fedeli rinchiudendo i venti e le tempeste nel mondo infero.
Mari è associata con la luna. A tutt’oggi, le genti della provincia di Azcoitia la rappresentano come una donna con la testa avvolta nella luna piena. Questa credenza offre un collegamento fra la dea Mari e la dea greca Ecate-Artemide, che è anch’essa un’incarnazione della luna. Il folclore basco, che ci racconta della potenza di Mari sui fenomeni celesti, può suggerire informazioni riguardo a Ecate-Artemide, importante Dea dell’europa antica, che le fonti archeologiche non potrebbero offrire.
la prole di Mari
La mitologia basca ha conservato alcune figure mitologiche che possiedono nomi collegati a Mari e sono associate a pietre, tombe e antenati. Si tratta dei Mairi, dei Maide e dei Maindi. i Mairi sono i costruttori di Dolmen, strutture megalitiche che consistono di due pietre e un’architrave. I Maide sono spiriti maschi della montagna e costruttori di cromlech, antiche strutture che consistono in pietre che circondano un tumulo. I Maindi sono anime degli antenati che visitano di note le loro antiche dimore.
Tra gli altri consimili sono da annoverare le Laminak, che compaioni in foma umana, ma con i piedi di gallina, anatra o oca. Le Laminak elfiche si possono comparare con le Laumas baltiche: si tratta in entrambi i casi di estensioni dei poteri della Dea. Le Laminak sono le controparti femminili dei Miade. Aumentano e diminuiscono la ricchezza, assistono le donne laboriose e vigilano sul comportamento e sulla sessualità maschile. Le loro attività di costruttrici di tombe locali testimonia più di ogni altra cosa della loro profonda antichità e del loro legame con l’europa neolitica.
Tratto da: Le Dee Viventi, Marija Gimbutas, ed Medusa.1999


